Lollobrigida ringrazia Mattarella per l’attenzione al comparto agricolo tra i nuovi cavalieri del lavoro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   “Desidero esprimere un sentito ringraziamento al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per aver tenuto in così alta considerazione, anche in questa occasione, il mondo dell’agricoltura e le produzioni legate alla qualità del made in Italy”. Con queste parole – rilasciate al termine dell’ufficializzazione delle nomine – il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha commentato il decreto firmato il 28 maggio dal capo dello Stato, che ha portato alla nomina di 25 nuovi Cavalieri del Lavoro.

Un riconoscimento, quello della massima carica dello Stato, che Lollobrigida ha voluto sottolineare con enfasi, ricordando come la presenza di autorevoli esponenti del settore primario e della trasformazione agroalimentare tra gli insigniti rappresenti “il segno tangibile della centralità che questo comparto riveste per l’economia, l’identità e il futuro dell’Italia”.

La procedura delle nomine e il ruolo dei ministri

A proporre i nuovi cavalieri, come da prassi, è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il quale ha agito di concerto proprio con il titolare del dicastero dell’Agricoltura. I decreti, firmati mercoledì 27 maggio, sono stati quindi promulgati ufficialmente dal Quirinale, suggellando un iter che ha visto la selezione di imprenditori e imprenditrici capaci di distinguersi nei rispettivi campi.

Tra i nomi emersi dall’elenco, spiccano per rilevanza nazionale alcune figure legate a doppio filo con le eccellenze enogastronomiche e distributive del territorio, come Giangiacomo Ibba, presidente del gruppo F.lli Ibba. Classe 1976, originario di Oristano, Ibba ha trasformato l’azienda familiare – nata nel 1950 come realtà all’ingrosso – in uno dei protagonisti della grande distribuzione organizzata, consolidando una presenza significativa in Sardegna e nel centro Italia.

I protagonisti del settore agroalimentare e della ristorazione

Non è mancato, inoltre, un tributo alla storia della ristorazione italiana, con la nomina di Gioconda Gritti, figura storica della bergamasca e anima, insieme alla famiglia Cerea, del celebre ristorante “Da Vittorio” di Brusaporto. Quella di Gritti, vedova del fondatore Vittorio Cerea, è una nomina che arriva a coronare un percorso iniziato nel lontano 1966, quando il locale era ancora una semplice trattoria; oggi, invece, quell’indirizzo rappresenta un’eccellenza internazionale premiata con tre stelle Michelin.

Lollobrigida, nel suo intervento di ringraziamento, ha voluto includere nel suo plauso anche queste realtà, sottolineando come la filiera che va dalla terra alla tavola – passando per la distribuzione e la ristorazione di alta gamma – trovi nel riconoscimento del Colle una legittimazione del proprio valore strategico.

È proprio questa la chiave di lettura offerta dal ministro: la forza del made in Italy non risiede solo nei distretti industriali tradizionali, ma anche in quella capacità di innovare mantenendo salde le radici territoriali, un concetto che i profili dei neo insigniti sembrano confermare pienamente.

Il significato dell’onorificenza per il comparto produttivo

L’istituzione dei Cavalieri del Lavoro, riservata a chi si è particolarmente distinto nei settori dell’industria, dell’agricoltura, del commercio e dell’artigianato, ha assunto in questa tornata un sapore particolare proprio grazie all’accento posto dal governo sul primato agroalimentare. Il fatto che una larga fetta dei 25 premiati operi in settori contigui alla sovranità alimentare – dalla trasformazione dei cereali alla distribuzione su larga scala – non è passato inosservato nelle dichiarazioni a latere dei ministri.

“Grazie al capo dello Stato per l’attenzione”, ha ribadito Lollobrigida, utilizzando un’espressione che suona quasi come un atto dovuto verso un capo dello Stato che, pur nella sua posizione di garanzia, ha più volte manifestato interesse verso le dinamiche del settore primario. Un’attenzione, quella sottolineata dal ministro, che si concretizza in questa serie di decreti firmati, destinati a rimanere agli atti come testimonianza di un’epoca in cui l’agricoltura è stata elevata a priorità assoluta dell’agenda politica italiana.

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