Draghi sfida l’Europa sul Green Deal: "Transizione flessibile per le auto, non solo elettrico"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mario Draghi, intervenendo a Bruxelles in occasione di una conferenza di alto livello dedicata al suo rapporto sull’Europa, ha espresso un giudizio critico, netto e per molti versi inatteso, sugli attuali indirizzi della politica industriale e climatica dell’Unione. Le sue parole, che hanno ricevuto un’eco differenziata – osannate dai quotidiani italiani e riportate con minor enfasi dalla stampa anglosassone –, hanno delineato una posizione chiara: il modello di sviluppo europeo, incentrato su una spesa pubblica massiccia e su regolamentazioni stringenti, mostra crepe profonde, mentre l’aggressiva politica daziaria avviata dagli Stati Uniti di Donald Trump ha di fatto condotto a una capitolazione di fronte alla pressione commerciale cinese, con scarsi benefici per l’economia americana e vantaggi per Pechino.

Nello specifico, Draghi ha preso di mira il regolamento che prevede lo stop alla vendita di auto con motori a combustione interna dal 2035, obiettivo cardine del Green Deal europeo. Secondo l’ex presidente della Bce, quell’orizzonte temporale fu concepito con l’intento nobile di stimolare gli investimenti nelle infrastrutture di ricarica, far crescere il mercato interno, spingere l’innovazione e abbattere i costi dei veicoli elettrici. Tuttavia, ha sottolineato con un richiamo durissimo, i presupposti alla base di quella scadenza “non sono più validi”, poiché la transizione deve essere “flessibile e pragmatica”, basata sul principio della neutralità tecnologica e non su un divieto aprioristico.

Il mercato automobilistico, del resto, sta attraversando la fase più complicata della sua storia recente, in un contesto globale reso instabile dalle tensioni commerciali e dalle conseguenze dei conflitti. In un clima del genere, imporre un addio ai motori termici appare, secondo la lucida analisi di Draghi, una scelta miope e potenzialmente dannosa, soprattutto considerando che le auto elettriche, allo stato attuale, non incontrano ancora il favore pieno della clientela e non garantiscono margini di guadagno sufficienti ai costruttori, i quali si trovano a operare in un sistema di infrastrutture di ricariche ancora largamente inadeguato.

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