L'oro torna sopra i 5.000 dollari, in un mercato scosso da correzioni violente

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Rialzandosi con decisione oltre la soglia psicologica dei cinquemila dollari l'oncia, il metallo giallo ha di fatto cancellato, in un sol colpo, la netta sterzata al ribasso della scorsa settimana: un movimento, quest'ultimo, che si configura sempre più come una mera correzione tecnica dopo l'inarrestabile ascesa verso livelli finora inesplorati. La dinamica dei prezzi, del resto, è stata esemplare, poiché tanto più incisivo è stato il rialzo, culminato nei picchi attorno ai 5.600 dollari, tanto più marcata e repentina è stata inevitabilmente la reazione del mercato, che in poche ore ha registrato un crollo di circa mille dollari. Una volatilità estrema, quella che continua a scuotere il settore, la quale rende complessa qualsiasi analisi e riduce drasticamente l'affidabilità dei consueti riferimenti grafici.

Il ruolo delle politiche monetarie e il climate risk-on

La correzione, che per l'argento è stata la più severa dal 1980, è stata innescata principalmente dalle reazioni alla nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve, una scelta che ha fatto temere, tra gli operatori, politiche monetarie potenzialmente più aggressive a sostegno del biglietto verde, limitando così lo spazio per l'oro come bene rifugio tradizionale. Quel timore, però, sembra già in parte riassorbito, complice un generale indebolimento del dollaro e il ritorno di un climate risk-on che sta spingendo al rialzo anche altri metalli industriali come il rame. Il lingotto, sebbene rimanga significativamente – circa il dieci per cento – al di sotto del massimo storico toccato a fine gennaio, mostra comunque un guadagno del diciassette per cento dall'inizio dell'anno, a conferma di un trend di fondo tutt'altro che esaurito.

La sfida tecnica e l'interesse degli investitori istituzionali

Il quadro attuale, dominato da una tensione tra forze opposte, vede ora il future con scadenza aprile 2026 impegnato a testare una prima e importante barriera resistenziale, collocata tra i 5.080 e i 5.100 dollari: sarà proprio la capacità di superare in modo convincente questa area a poter convalidare la solidità del recupero in atto, dopo le violente oscillazioni. A guardare con attenzione a questi movimenti, inoltre, sono i grandi player istituzionali, alcuni dei quali – come Fidelity – hanno già manifestato l'intenzione di approfittare delle fasi di calo per ricomprare, interpretando le correzioni non come un cambio di paradigma ma come opportunità d'ingresso in un mercato che mantiene intatta la sua attrattiva.

L'incognita parallela degli asset digitali

A complicare ulteriormente il scenario, pesa però un'incognita non trascurabile, rappresentata dal mondo delle criptovalute, il cui andamento spesso speculativo può intercettare una parte di quella liquidità che, in altre circostanze, potrebbe convergere verso i metalli preziosi. Si delinea insomma una competizione, seppur indiretta, tra asset rifugio di natura profondamente diversa, in un contesto finanziario globale che – con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nuovamente alla Casa Bianca – rimane carico di interrogativi e soggetto a possibili nuovi shock. La ripresa sopra i cinquemila dollari, per quanto significativa, è dunque solo l'ultimo capitolo di una narrazione ancora tutta da scrivere, dove ogni segnale di forza deve essere costantemente verificato alla luce di una volatilità che non concede tregua.

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