Timmy, la megattera torna a bloccarsi nel Baltico: soccorsi sospesi, l’animale morirà in baia
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Redazione Esteri
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C’è un momento, nelle vicende che legano gli esseri umani agli animali selvatici, in cui la narrazione del salvataggio cede il passo a una constatazione amara: quella dei propri limiti. Ed è esattamente a questo punto che si trova la storia di “Timmy”, la megattera di 13,5 metri finita nelle acque basse del Mar Baltico. L’animale, da giorni monitorato al largo della costa tedesca, si è nuovamente arenato davanti all’isola di Poel, nella baia di Wismar, e i soccorritori – dopo averne constatato l’impossibilità di un nuovo intervento efficace – hanno deciso di fermare le operazioni attive. Nessuna speranza, ormai, per il cetaceo: gli esperti hanno dichiarato che morirà lì, e che le probabilità di una sua liberazione autonoma sono diventate pressoché nulle.
Un’odissea cominciata a fine marzo tra spiaggiamenti e false ripartenze
La vicenda di Timmy, lo ricordiamo, ha preso avvio lo scorso 23 marzo, quando l’esemplare fu avvistato incagliato su un banco di sabbia nei pressi di Lubecca. Da allora, il cetaceo non ha fatto che alternare momenti di apparente ripresa a nuovi, drammatici arenamenti. La prima volta, a Timmersdorfer Strand, era rimasto bloccato per cinque giorni interi; poi, sabato 28 marzo, dopo una missione di salvataggio che l’aveva riportato in mare aperto, l’animale ha sbagliato direzione – forse disorientato dalla bassa profondità del Baltico, habitat del tutto inusuale per una megattera – ed è finito nuovamente spiaggiato a Wismar. Nei giorni scorsi, quando Timmy era riuscito a rimettersi in movimento da solo, alcuni avevano creduto a una svolta positiva. Ma si è trattato solo di un’illusione.
Soccorsi sospesi, nessuna eutanasia: il rischio è troppo alto per tutti
Le autorità regionali del Meclemburgo-Pomerania anteriore, attraverso l’assessore all’ambiente che ha parlato all’agenzia Dpa, hanno confermato la sospensione degli interventi attivi. Non è chiaro, al momento, se l’animale abbia ancora tentato di cambiare rotta; quel che è certo è che i soccorritori hanno dovuto fare i conti con una realtà oggettiva: operare in acque così basse, con un cetaceo di quelle dimensioni, è tecnicamente proibitivo. È stata esclusa – e va sottolineato – anche l’ipotesi di sopprimere la balena. Una simile procedura, spiegano gli esperti, sarebbe troppo pericolosa sia per l’animale stesso, già stremato, sia per i membri delle squadre di salvataggio. Nessuno, insomma, potrà porre fine artificialmente alla sua agonia.
“Morirà lì”, dicono gli esperti: il confine sottile tra intervento e rispetto
La dichiarazione degli esperti, ripresa dai media tedeschi, non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche: “Morirà lì, le probabilità che si liberi da sola sono molto scarse”. Una frase secca, che chiude di fatto ogni possibilità di lieto fine per quella che molti, affettuosamente, avevano ribattezzato Timmy. Il Baltico, va ricordato, non è l’oceano aperto: le sue acque sono spesso troppo basse e povere di prede per un animale abituato a lunghe migrazioni. La megattera, arrivata chissà per quale errore di rotta in questo mare chiuso, paga ora il prezzo di un habitat sbagliato. I soccorsi umani, per quanto generosi, si sono infranti contro un limite invalicabile: quello della natura, che a volte – e questa è una di quelle volte – non può essere piegata.




