Il fallito scambio umanitario che avrebbe liberato Navalny
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Redazione Esteri
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Aleksei Navalny, il dissidente russo, avrebbe dovuto essere liberato grazie a uno scambio umanitario. Questo piano, messo a punto due anni fa, prevedeva lo scambio di Navalny e altri detenuti politici nelle carceri russe con spie di Mosca in Occidente. Maria Pevchikh, collaboratrice di Navalny, ha rivelato che l'accordo era stato finalizzato il 16 febbraio, lo stesso giorno in cui Navalny è morto nella colonia penale di Kharp.
Il piano di scambio
Il piano di scambio era stato elaborato con l'aiuto di Christo Grozev, giornalista investigativo di Bellingcat. Dopo l'inizio della guerra contro l'Ucraina, era diventato chiaro che Navalny non poteva rimanere in Russia. Pertanto, era stato deciso di procedere con lo scambio umanitario.
Navalny, vicino alla libertà
Secondo Pevchikh, Navalny sarebbe stato liberato nei giorni successivi alla finalizzazione dell'accordo. "Eravamo arrivati a un accordo su uno scambio tra l'ufficiale e killer del FSB Vadim Krassikov, che sta scontando una pena per omicidio a Berlino, e due cittadini americani e Alexei Navalny", ha rivelato Pevchikh.
Il fallimento del piano
Nonostante i preparativi, il piano di scambio non si è concretizzato. Navalny è morto nella colonia penale di Kharp poco prima che potesse essere liberato. Questo evento ha segnato un tragico epilogo per il dissidente russo e ha lasciato in sospeso il destino degli altri detenuti politici coinvolti nel piano di scambio.




