Cocciaretto, la tennista che legge Kant e sfida Wimbledon
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Redazione Sport
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Elisabetta Cocciaretto, che tra una volée e un dritto studia diritto a Camerino e si nutre di filosofia, ha lasciato Wimbledon con quel sapore aspro di chi, pur battendosi fino all’ultimo punto, vede sfumare la vittoria. Contro Belinda Bencic, dopo tre ore di partita e un terzo set tirato al filo del tie-break, la ventiquattrenne marchigiana ha dovuto inchinarsi, non senza aver fatto tremare la svizzera, già semifinalista nel torneo londinese.
"Mi sono fatta prendere dal nervosismo", ha ammesso a margine dell’incontro, riconoscendo di aver perso lucidità nei momenti decisivi. Un’autocritica netta, che non cancella però i 111 punti conquistati – quattro in più dell’avversaria – né la tenacia dimostrata dopo aver perso il primo set (6-4). Rimontando nel secondo (6-3) e portandosi avanti nel terzo, Cocciaretto ha dimostrato una crescita tattica e mentale, pur soccombendo al rush finale (7-6 con 7 punti al tie-break).
Quella di oggi è una sconfitta che brucia, ma non offusca il percorso di una giocatrice atipica, che rifiuta di ridursi a "solo una tennista". "Non riesco a vivere solo di tennis", ha ripetuto più volte, sottolineando come gli studi in giurisprudenza – scelti non come ripiego, ma per "capire il mondo" – siano parte integrante della sua identità. Un approccio che l’ha resa un caso nel circuito, tanto da essere soprannominata "la laureata" dai colleghi maschi, quasi a sottolinearne l’eccezionalità in un ambiente spesso monocorde.




