L’autista della “ambulanza della morte” e quelle domande agghiaccianti della compagna: «Ma oggi hai fatto due morti?»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ci sono dettagli, nelle intercettazioni che hanno portato all’arresto di Luca Spada – il 27enne di Meldola, soccorritore della Croce Rossa sospeso e finito in manette per omicidio volontario – che restituiscono l’intera, agghiacciante, dimensione del presunto orrore. Tra le voci registrate dai carabinieri, mentre l’uomo si muoveva ignaro di essere monitorato, emerge nitida quella della compagna, Elena. Lei, che lavora in uno dei due chioschi di piadina di famiglia e che non risulta indagata, sembrava essere perfettamente a conoscenza della doppia vita del compagno, diventato padre da pochi mesi e fino a quel momento erroneamente celebrato quasi come un piccolo eroe dell’alluvione. In un frammento di conversazione riportato nell’ordinanza del gip, lui esordisce quasi con noncuranza: «Oggi ho fatto due morti». La replica di lei, lontana dallo stupore o dall’orrore, è una sorta di macabra verifica professionale: «Bene, gli hai lasciato il biglietto da visita?». Una frase, questa, che per gli inquirenti rappresenta la chiave di volta di un sistema sinistro: quello di un uomo che forse trasformava la carne degli anziani in merce di scambio.

«Vecchia e obesa, è giusto che muoia»: la distorsione del giudizio clinico

Non c’è traccia di compassione, nelle parole di “Spadino”, quando analizza le sue vittime. Per lui, chi capitava sull’ambulanza della Croce Rossa di Forlimpopoli era già giudicato, spesso prima ancora di agganciare le cinghie della barella. «È vecchia, obesa e con tante patologie – diceva riferendosi a una paziente ultranovantenne – giustamente deve morire». Le conversazioni, trascritte dagli investigatori della Procura di Forlì, restituiscono il ritratto di un operatore che aveva perso – se mai lo ha avuto – il senso del confine tra il soccorso e l’eliminazione. L’ipotesi degli inquirenti, suffragata dagli esami autoptici e dai ritrovamenti materiali (come il bisturi e la siringa trovati in tasca, oggetti che non fanno parte del protocollo standard di un semplice autista), è che l’uomo agisse in solitudine durante i trasferimenti, iniettando aria nel circolo venoso dei pazienti per provocare un’embolia fatale. Il tutto mentre, fuori dal mezzo, Forlì scorreva normale.

L’ombra delle onoranze funebri e il movente economico

L’inchiesta, partita grazie alle segnalazioni di una giovane collega – M.S.V., una dipendente che ha avuto il coraggio di frugare nelle tasche di Spada e di annotarsi i turni delle morti sospette – ha presto virato verso un’ipotesi di natura economica. Spada, stando agli atti, non si limitava a stendere gli anziani; li “gestiva”. La sua vicinanza a un’agenzia di pompe funebri di Meldola non era un caso. «Sono a lavorare – diceva al telefono con il titolare – ho appena fatto un morto». E la risposta dall’altro capo del filo era quasi una liturgia: «Hai dato il biglietto?». Sebbene l’agenzia abbia cercato di prendere le distanze, definendolo un semplice collaboratore occasionale, i carabinieri hanno trovato una divisa con il suo nome nella sede, a dimostrazione di un rapporto molto più intimo e strutturato. L’idea che si facesse concorrenza sul territorio, “procurandosi” i cadaveri da vestire e seppellire, trasforma queste accuse da semplice follia individuale a possibile disegno criminale organizzato.

La consapevolezza della compagna e il “sistema” dei trasporti secondari

Se il modus operandi è chiaro – colpire nei brevi tragitti degli ospedali alle cliniche, dove il 27enne restava solo con il paziente fragile – ciò che turba maggiormente è l’apparente normalità con cui il fatto veniva metabolizzato nella sua cerchia ristretta. Tornando alla compagna, non indagata ma consapevole, il dialogo si spinge oltre la complicità passiva. Quando lui annuncia il “lavoro” fatto, la domanda di lei («Hai fatto due morti?») non è un grido d’allarme, ma la constatazione di un evento ordinario. La Procura sta ora verificando la lista dei trasporti secondari effettuati da Spada nei mesi precedenti l’arresto, avvenuto ufficialmente in relazione al decesso di una donna di 85 anni lo scorso novembre. Le sue difese, incentrate sul «Non sono un mostro» e sulla casualità dei decessi di pazienti già gravi, cozzano violentemente contro la freddezza dei dialoghi intercettati. A tradirlo, in fondo, non è stata solo la scienza (l’autopsia che ha evidenziato l’embolia), ma la spaventosa abitudinarietà con cui raccontava a chi gli era vicino il suo personale, oscuro, criterio di selezione della sopravvivenza.

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