L’autista soccorritore e le frasi choc in intercettazione: “Oggi hai fatto due morti? Bravo”
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Redazione Interno
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Il volto pacioso, l’atteggiamento sorprendentemente tranquillo, quasi compiaciuto, di chi entra in caserma senza battere ciglio nonostante il peso di un’accusa devastante. Questo è il ritratto che emerge dai racconti di chi ha assistito al momento dell’arresto di Luca Spada, il 27enne di Meldola, finito in manette con l’accusa di omicidio volontario plurimo. Soprannominato “Spadino”, l’autista della Croce Rossa di Forlimpopoli si presentava agli occhi dei compaesani come un giovane gentile e premuroso, persino come un “eroe” per un salvataggio durante la tragica alluvione del 2023; un’immagine, quella pubblica, che ora si scontra brutalmente con le conversazioni registrate dagli inquirenti, le quali dipingono una personalità inquietante, capace di emettere sentenze di morte su pazienti anziani con una leggerezza agghiacciante.
“È vecchia, obesa e con tante patologie, giustamente deve morire”
Dentro l’ordinanza di custodia cautelare, consultata dagli investigatori, è contenuto un vero e proprio campionario dell’orrore fatto di battute ciniche e risate. In una delle intercettazioni, Spada commenta il caso di una paziente ultranovantenne con una crudeltà agghiacciante, sentenziando che la sua morte fosse non solo naturale, ma doverosa. Non si tratta, però, solo di parole al vento. La Procura di Forlì, guidata dal procuratore Enrico Cieri, ha raccolto elementi tecnici inquietanti che vanno ben oltre le chiacchiere da bar: le autopsie hanno infatti riscontrato la “compatibilità” dei decessi con una embolia gassosa, ovvero l’introduzione forzata di aria nel circolo sanguigno attraverso un accesso venoso. Una tecnica subdola, difficile da rilevare in un paziente già fragile, che trasforma l’ambulanza – luogo simbolo della cura – in una camera della morte.
Tra le frasi che hanno convinto il giudice a emettere la misura restrittiva, emerge il racconto di una collega di Spada, una giovane dipendente della Cri. Stanca di contare i cadaveri e di vedere gli accessi venosi manomessi, fu proprio lei a dare il via all’inchiesta, frugando nelle tasche dell’autista e trovando ciò che non avrebbe dovuto esserci: una siringa e un bisturi. “Non è assolutamente usuale che un soccorritore abbia al seguito quel materiale”, avrebbe dichiarato la testimone, scattando così le indagini che hanno portato all’installazione di telecamere nascoste a bordo del mezzo. Dalle immagini, si legge negli atti, emergevano “palesi movimenti anomali” ogni volta che Spada rimaneva solo con i pazienti durante i cosiddetti “trasporti secondari”, quelli non urgenti, che spesso duravano pochi minuti.
“Stai facendo secco un altro vecchio?” e il filo nero delle pompe funebri
A rendere la vicenda ancora più agghiacciante è il ruolo giocato dalla compagna del 27enne, Elena, gestrice di uno dei chioschi di piadina di famiglia. La donna, che non risulta indagata, si dimostrava perfettamente consapevole di ciò che accadeva nel retro dell’ambulanza. In una conversazione intercettata, Spada le riferisce con leggerezza: “Oggi ho fatto due morti”. La risposta della compagna, lontana da qualsiasi orrore, è una domanda secca e pragmatica: “Bravo. Ma gli hai lasciato il biglietto da visita?”. Il riferimento, secondo gli inquirenti, è chiarissimo e porta dritti a un possibile movente economico: Spada collaborava stabilmente con un’agenzia di pompe funebri di Meldola. Non era un semplice volontario occasionale; nella sede dell’impresa era appesa una divisa con il suo nome, e i contatti con i titolari erano frequenti.
Le conversazioni con i necrofori non lasciano spazio a dubbi sulla natura del “business”. “Sono a lavorare, ho appena fatto un morto”, dice Spada al telefono con uno di loro, ricevendo in cambio la medesima, macabra richiesta: “Hai dato il biglietto?”. Sembra quasi che per Spadino il confine tra la tuta di soccorritore e l’abito scuro da necroforo non esistesse; anzi, l’uno alimentava i profitti dell’altro. In un Paese come l’Italia, dove l’invecchiamento della popolazione è un dato strutturale, la vulnerabilità degli anziani diventa, in mani criminali, una risorsa. Se la giustizia terrena tarda, qualcuno, nelle intercettazioni, sembra prendere in mano la situazione con una presunta “pietà” distorta: “Questi poveri vecchietti soffrono troppo… devono andare dal buon Dio”, avrebbe detto in un’altra occasione, salvo poi confessare il vero piacere provato: “Mi è piaciuto tanto quello che ho fatto… lo voglio rifare”.
La doppia vita di “Spadino” tra eroismo e premeditazione
L’arresto, avvenuto all’inizio di marzo, ha gelato la piccola comunità di Meldola, che faticava a riconoscere il “mostro” nei panni del giovane padre di famiglia. Lui stesso, nei giorni precedenti la custodia cautelare, si era professato innocente, dichiarandosi “scioccato” e attribuendo i decessi alle precarie condizioni di salute di anziani che “sarebbero morti comunque”. Una difesa, quella della casualità, che è stata smontata pezzo dopo pezzo dalle indagini dei carabinieri. Non solo dalle parole, ma dai numeri: gli episodi sotto osservazione sono almeno otto, forse undici, e in tutti c’era una costante: la presenza di Spada a bordo, spesso nel ruolo di autista o soccorritore unico in cabina con il paziente.




