Anziani morti in ambulanza a Forlì, il soccorritore Spada si difende: «Le carte mi scagioneranno, non ho ucciso nessuno»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La voce, squillante e con una cadenza romagnola che non lascia spazio a fraintendimenti, è quella di Luca Spada, per tutti “Spadino”, il ventisettenne di Forlimpopoli finito al centro di una bufera giudiziaria che non accenna a placarsi. Dipendente della Croce Rossa e responsabile dei giovani dell’associazione, un ruolo che ha ricoperto con dedizione sin dall’adolescenza, Spada si trova ora sospeso dal servizio e indagato con l’accusa di omicidio volontario continuato e aggravato dalla premeditazione; una pesantissima ipotesi di reato che la Procura di Forlì, coordinata dal procuratore Enrico Cieri e dal pm Andrea Marchini, sta verificando nei minimi dettagli. Lui, che ha un figlio piccolo e una storia di volontariato lunga una vita, respinge con decisione ogni addebito: «Io non c’entro nulla con questi decessi – ha dichiarato in questi giorni – e ho consegnato agli inquirenti tutta la documentazione in mio possesso, convinto che mi scagionerà completamente». Il caso, che ha sconvolto la comunità locale e gettato un’ombra sull’operato del soccorso sanitario, riguarda la morte di almeno cinque pazienti anziani, trasportati tra febbraio e novembre del 2025 con ambulanze della Croce Rossa.
L’inchiesta e le ipotesi investigative della Procura
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nucleo operativo e dai Nas di Bologna, che stanno conducendo le indagini, i cinque decessi sarebbero avvenuti in circostanze simili: si trattava di trasporti cosiddetti “secondari”, ovvero non urgenti, durante i quali pazienti anziani e con patologie croniche venivano accompagnati dall’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì verso altre strutture o, in alcuni casi, trasferiti per visite di routine. La Procura ipotizza che le morti possano essere state provocate da iniezioni letali, probabilmente di aria, in grado di causare un’embolia fatale; un metodo insidioso, difficile da individuare senza specifici accertamenti autoptici, e che per questo avrebbe potuto ripetersi nel tempo senza destare sospetti. A far scattare le verifiche, come spesso accade in queste vicende, sarebbe stata una segnalazione interna: alcuni colleghi avrebbero notato un’anomalia statistica nella frequenza con cui Spada si trovava presente durante i malori mortali, spingendo così gli inquirenti ad approfondire.
La strategia difensiva e il ruolo delle telecamere
L’avvocata Gloria Parigi, che assiste il giovane soccorritore, ha subito delineato una linea difensiva che punta a smontare pezzo per pezzo l’impianto accusatorio. «Il mio assistito – tiene a precisare la legale – in quattro dei cinque episodi contestati si trovava nella parte posteriore dell’ambulanza con il paziente, mentre in un caso era alla guida. Ciò che conta, però, è che in ogni situazione critica sono stati attivati tutti i protocolli di sicurezza, con la richiesta di intervento dell’automedica di Romagna Soccorso, che inviava un medico a bordo per gestire l’emergenza». Un elemento, questo della presenza di personale sanitario qualificato, che secondo la difesa renderebbe quantomeno complessa l’esecuzione solitaria di un gesto criminoso. Inoltre, a bordo dei mezzi di soccorso erano state installate delle telecamere interne, proprio dopo i primi sospetti, e i filmati – ora al vaglio degli inquirenti – potrebbero rivelarsi decisivi per ricostruire la dinamica di quei concitati momenti. Spada, dal canto suo, respinge anche le voci su presunte “valigette segrete” che gli sarebbero state sequestrate: «Hanno preso soltanto dei contenitori di cose taglienti, nulla di più».
Il dolore delle famiglie e l’attesa per gli accertamenti tecnici
Mentre l’indagine procede nel massimo riserbo, le famiglie delle vittime, assistite dagli avvocati Max Starni e Massimo Mambelli, attendono risposte che tardano ad arrivare e che, quando giungeranno, rischiano di riaprire ferite profonde. Particolarmente toccante è la testimonianza del figlio di una delle pazienti decedute, una donna di ottantacinque anni morta a novembre: «Abbiamo saputo dell’indagine dai nostri legali – ha raccontato – e siamo sconvolti. Vogliamo solo la verità, capire cosa sia realmente successo a nostra madre». La speranza di ottenere chiarezza è ora riposta negli esiti autoptici, in particolare su quello relativo all’ultima vittima, e nella possibile riesumazione delle altre salme, operazioni delicate che potranno confermare o smentire la presenza di embolie gassose provocate da iniezioni. La Croce Rossa Italiana, che ha appreso la notizia «con sgomento», ha provveduto a sospendere in via cautelativa il suo dipendente, ribadendo piena fiducia nell’operato della magistratura e offrendo massima collaborazione; un gesto doveroso, spiegano dall’associazione, per tutelare l’immagine di un’istituzione che conta centocinquantamila volontari e che si trova ora a fare i conti con un’accusa che, se confermata, rappresenterebbe una macchia inaudita nella sua storia.
Description: Luca Spada, 27enne soccorritore di Forlimpopoli, si difende dalle accuse di aver ucciso cinque anziani con iniezioni letali durante il trasporto in ambulanza.




