Forlì, la compagna di Luca Spada querela 20 haters: “Minacce e offese anche a nostro figlio”
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Redazione Interno
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La vicenda giudiziaria che ha sconvolto la provincia di Forlì, incentrata sulla figura di Luca Spada, il 27enne autista di ambulanze accusato di aver provocato la morte di sei pazienti anziani durante i trasporti sanitari, si arricchisce ora di un nuovo, e drammatico, capitolo legato al mondo del digitale. Mentre le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura, continuano a scandagliare le intercettazioni e i presunti legami con le onoranze funebri, un fronte caldo si è aperto parallelamente: quello della violenza verbale sul web. Elena Nedyalkova, la giovane compagna di Spada, di professione piadiniera e completamente estranea ai fatti contestati al convivente, ha deciso di porre un argine concreto a quella che il suo avvocato, Daniele Mezzacapo, ha definito una “escalation di atti intimidatori”.
Prime 20 denunce contro gli autori delle offese
Non si tratta più, infatti, di semplici sfoghi o polemiche sterili. La situazione, concentrata principalmente sui social network, ha varcato la soglia della tollerabilità penale, spingendo la difesa a muoversi sul piano giudiziario. In giornata, come reso noto dallo stesso legale, verrà depositato il primo blocco di denunce-querele. Sono venti i soggetti finiti nel mirino, selezionati tra coloro che hanno oltrepassato il limite della critica per scivolare nella minaccia diretta e nella diffamazione aggravata. L’avvocato Mezzacapo ha specificato che le azioni legali sono state intraprese “nell’interesse della cliente”, mirando a colpire due distinte categorie di haters: da un lato, quanti hanno spedito messaggi intimidatori direttamente al profilo social di Elena; dall’altro, coloro che hanno approfittato dei commenti aperti sotto gli articoli delle testate giornalistiche locali e nazionali per scatenarsi in insulti gravemente offensivi.
La scelta di procedere con le querele rappresenta un tentativo di invertire una tendenza che rischiava di travolgere una persona estranea alle indagini. La rabbia popolare, comprensibilmente alta per la natura agghiacciante delle accuse (che includono intercettazioni in cui Spada avrebbe manifestato l’intenzione di “ripetere” l’esperienza o giustificato la morte di una novantenne perché “obesa e con tante patologie”), ha trovato un capro espiatorio nella figura della compagna.
La difesa: "Argine a un fenomeno violento"
Secondo quanto ricostruito, le offese non si sono limitate alla sola donna, ma hanno raggiunto un livello di gravità inaudito estendendosi al figlio minore della coppia, un bambino di appena un anno. Tra i messaggi denunciati, ve ne sono alcuni dal contenuto talmente esplicito da configurarsi, a detta del legale, come vere e proprie minacce di morte nei confronti del piccolo. Un simile scenario ha trasformato la vicenda da semplice caso di linciaggio mediatico a potenziale reato penale, motivando l’intervento immediato degli inquirenti. L’obiettivo dichiarato dall’avvocato Mezzacapo è duplice: proteggere l’incolumità psicologica della sua assistita, messa a dura prova da questa gogna telematica, e cercare di identificare i responsabili di questi atti intimidatori.
Mentre il carcere trattiene Luca Spada, in attesa dei prossimi sviluppi processuali, la sua compagna tenta quindi di ricostruirsi una parvenza di normalità, lontana dal clamore mediatico. La strategia legale adottata è chiara e senza compromessi: colpire chi si nasconde dietro una tastiera per minacciare una famiglia. Restano al momento ignote le generalità dei venti denunciati, ma è probabile che, grazie alla cooperazione delle piattaforme social, i carabinieri riescano a risalire ai loro indirizzi IP per procedere con le notifiche. Si chiude, per il momento, il sipario su questo primo round della “guerra dei social”, ma l’avvertimento del legale lascia intendere che non sarà l’ultimo.
I testimoni tornano sotto torchio
Sull’asse investigativo principale, intanto, il lavoro degli inquirenti non si ferma. In un’aula del tribunale di Forlì, o più probabilmente in caserma, come accaduto ieri mattina in corso Mazzini, si continua a scavare nella psiche e nei moventi dell’indagato. Fonti vicine all’inchiesta rivelano che i carabinieri hanno proceduto a sentire nuovamente i testimoni chiave, in particolare i soci dell’agenzia funebre di Meldola, amici di vecchia data di Spada. L’obiettivo di questi interrogatori serrati è duplice: verificare la tenuta delle dichiarazioni rese in precedenza e confrontare le versioni, alla ricerca di quelle inevitabili discrepanze che spesso tradiscono la verità. La Procura, che ha già in mano le autopsie e le intercettazioni, sembra intenzionata a mettere tutti i tasselli al proprio posto prima della richiesta di rinvio a giudizio.




