Alpinisti morti sul Gran Sasso: indagato un soccorritore dopo 17 chiamate senza risposta
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Redazione Interno
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Diciassette chiamate di soccorso, partite dal cellulare di uno dei due alpinisti romagnoli morti lo scorso dicembre sul Gran Sasso, non avrebbero ricevuto risposta. È quanto emerge dalle indagini della Procura di Teramo, che ha notificato un avviso di garanzia a un responsabile del Soccorso alpino abruzzese. L’uomo, il cui ruolo operativo è al centro degli accertamenti, è stato informato dell’indagine a suo carico per consentirgli di partecipare alla perizia tecnica sul dispositivo, disposta per verificare dinamiche e tempistiche delle comunicazioni.
Luca Perazzini, 42 anni, e Cristian Gualdi, 48, entrambi di Santarcangelo di Romagna, erano rimasti bloccati il 22 dicembre 2024 durante una bufera di neve. I loro corpi, recuperati solo cinque giorni dopo, presentavano i segni di un’ipotermia letale. Le chiamate disperate, effettuate in un arco di tempo ancora da precisare, sarebbero state indirizzate ai numeri di emergenza senza ottenere alcuna reazione. Fonti investigative, citate da "Il Messaggero", sottolineano che il mancato intervento potrebbe essere legato a errori procedurali o a disfunzioni nella catena di allerta.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore capo di Teramo, punta a chiarire se vi siano state negligenze nell’organizzazione dei soccorsi, con particolare attenzione alla gestione delle richieste d’aiuto. L’avviso di garanzia, come precisato dagli inquirenti, non implica automaticamente responsabilità penali, ma segnala l’esistenza di elementi da approfondire. Tra questi, le condizioni meteorologiche al momento degli eventi e l’effettiva ricezione delle chiamate, che potrebbero essere state ostacolate dalla scarsa copertura di rete.
La vicenda riapre il dibattito sull’efficienza dei servizi di emergenza in zone impervie, dove ritardi anche minimi possono rivelarsi fatali. Quella di Perazzini e Gualdi non è la prima tragedia del genere: nel 2019, un escursionista perse la vita sulle Alpi dopo che il suo allarme era stato inizialmente sottovalutato. Il caso, allora, portò a protocolli più stringenti, la cui applicazione sarà ora verificata anche in Abruzzo. Intanto, le famiglie delle vittime attendono risposte, mentre i soccorritori coinvolti – alcuni dei quali hanno partecipato alle ricerche – sono chiamati a ricostruire ogni passaggio.




