Tregua armata sui contratti pirata, il governo fa retromarcia nel decreto primo maggio
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La lunga battaglia del fronte contro i contratti pirata, quelli che alimentano il dumping salariale e sviliscono la dignità del lavoro, comincia a dare i suoi frutti. Il governo, dopo un pressing serrato delle parti sociali, ha infatti compiuto un dietrofront significativo sul cosiddetto decreto Primo Maggio, un provvedimento che rischiava di trasformarsi in un pericoloso lasciapassare per chi pratica lo sfruttamento. L’esecutivo, dovendo fare i conti con risorse non proprio abbondanti, sta ora riconvertendo la misura in un micro-provvedimento sul lavoro, il cui approdo in Consiglio dei Ministri è previsto per domani, 28 aprile, o al massimo per la riunione di giovedì 30, proprio alla vigilia della festa dei lavoratori.
I retroscena della riunione a Palazzo Chigi e la questione della quattordicesima
Nel corso del pomeriggio di oggi, 27 aprile, si è tenuta a Palazzo Chigi una riunione cruciale per definire l’assetto finale del testo. A quanto si apprende, hanno partecipato al tavolo tecnico il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, la ministra del Lavoro Marina Calderone, il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon (che tra l’altro, va ricordato, era tra i principali sostenitori della norma che avrebbe dovuto favorire i contratti “equivalenti”) e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra. Tra le ipotesi circolate in queste ore, seppur ancora tutte da verificare sul piano delle coperture finanziarie, spicca quella relativa a un possibile intervento sulla quattordicesima mensilità, un tentativo di aumentare la retribuzione che finisce direttamente in tasca ai lavoratori.
Fringe benefit e la lotteria degli stipendi: Italia divisa in due
Secondo la tradizione, il governo approfitta della ricorrenza del 1° maggio per imbastire interventi in materia di lavoro. Tra le novità più chiacchierate di questo decreto vi è l’estensione della soglia dei fringe benefit, che potrebbe arrivare fino a 3.000 euro per tutti i dipendenti, una sorta di via obliqua pensata per rendere più si stipendi altrimenti magri. Tuttavia – ed è un però che pesa come un macigno – queste misure rischiano di essere una chimera per la maggior parte dei lavoratori. I dati diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze lo scorso 23 aprile sono impietosi: i bonus in busta paga sono un privilegio per pochissimi. A livello nazionale, solo 3 dipendenti su 100 hanno effettivamente ricevuto benefit aziendali nell’ultimo anno, con un’Italia che resta drammaticamente spaccata in due tra un Nord dove lo strumento è piu diffuso e un Sud, specialmente in Campania, Puglia e Sicilia, dove l’incidenenza scende al di sotto dell’1,5%.
Bonus assunzioni verso la proroga, ma l’Inps non ha ancora dato le istruzioni
Sul fronte degli incentivi all’occupazione, il decreto Primo Maggio dovrebbe contenere la proroga tanto attesa per il bonus assunzioni destinato ai giovani under 35 e per l’esonero contributivo valido all’interno della Zes unica del Sud. Entrambe le agevolazioni sono in scadenza proprio il 30 aprile e, senza un intervento tempestivo, verrebbero meno da un giorno all’altro. C’è però un paradosso burocratico che mette in difficoltà le aziende: nonostante queste misure siano attive tecnicamente da inizio anno, l’Inps non ha ancora pubblicato le circolari con le istruzioni operative necessarie per applicare i nuovi criteri. Un vuoto che genera incertezza, soprattutto alla luce della riduzione dell’aliquota di sgravio – scesa dal 100 al 70% – a meno che non si dimostri un reale incremento occupazionale netto.




