Rimborsi spese per i ministri, la retromarcia del governo
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Redazione Interno
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Il governo italiano, dopo un acceso dibattito in Commissione bilancio alla Camera dei deputati, ha deciso di riformulare l'emendamento alla Manovra che prevedeva un aumento degli stipendi per ministri e sottosegretari non eletti. La proposta iniziale, che avrebbe equiparato le retribuzioni di questi membri del governo a quelle dei colleghi parlamentari, è stata sostituita da una forma di rimborso spese. Questo cambiamento, avvenuto nella notte tra lunedì e martedì, è stato deciso su impulso di Palazzo Chigi, che ha accolto le critiche e le preoccupazioni sollevate da vari esponenti politici.
La nuova versione dell'emendamento prevede che i rimborsi spese siano calcolati in base alle note presentate dai ministri, piuttosto che essere un aumento fisso degli stipendi. Questa soluzione, sebbene sembri una retromarcia rispetto alla proposta originale, mantiene comunque un vantaggio economico per i membri del governo che guadagnano di meno. Tuttavia, le opposizioni hanno criticato questa mossa, definendola un "bluff" e sostenendo che, nonostante la forma diversa, gli aumenti restano.
Nel frattempo, la discussione sulla Manovra continua a generare caos e ritardi alla Camera, con la fiducia attesa per oggi e il via libera definitivo del Senato che slitta al 28 dicembre. La Lega, da parte sua, ha proposto una maggiore flessibilità in uscita con la previdenza integrativa, cercando di trovare un equilibrio tra le diverse esigenze e richieste.
In questo contesto di tensioni politiche e manovre legislative, la presidente del Consiglio Meloni ha dato ragione al ministro della Difesa Crosetto, ritirando l'emendamento che avrebbe aumentato di 7 mila euro al mese le indennità per ministri, viceministri e sottosegretari tecnici.




