Ue verso la retromarcia sullo stop ai motori termici nel 2035
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Redazione Economia
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La Commissione Europea, in un clamoroso dietrofront, si appresta a rivedere il divieto di vendita di autovetture con motore a combustione interna a partire dal 2035. "Per le nuove immatricolazioni del 2035 non sarà più obbligatoria una riduzione del 100% delle emissioni di CO2", ha anticipato Manfred Weber, presidente del Partito Popolare Europeo, preannunciando una comunicazione ufficiale di Bruxelles attesa imminente. Questo cambio di rotta, che segue mesi di pressioni e negoziati, segna una profonda revisione della strategia del Green Deal per il settore automotive, la cui rigidità aveva mostrato crepe insanabili.
Il peso del mercato e le resistenze dei consumatori
La causa primaria di questa inversione di marcia, secondo molte analisi, risiede nel comportamento dei consumatori, i quali non hanno accolto con il previsto entusiasmo la transizione forzata verso l’elettrico puro. Si è rivelata infatti una forzatura imporre il passaggio, in tempi così ristretti, da una tecnologia matura e conveniente a una che presenta ancora limitazioni pratiche – a cominciare dai tempi di ricarica e dalla diffusione capillare delle infrastrutture – nonostante i progressi compiuti. Una resistenza, quella del mercato, che era sotto gli occhi di tutti ma che è stata a lungo sottovalutata nella corsa verso obiettivi ambientali percepiti come irrinunciabili.
Le conseguenze industriali di una transizione troppo rigida
A spingere per una modifica della norma sono state anche le pesanti ripercussioni sull’industria automobilistica continentale, messa in ginocchio da una politica considerata troppo dogmatica. La prospettiva del bando totale aveva acuito la crisi di un comparto già in affanno, costellato da fabbriche che riducono la produzione o chiudono, da un indotto traballante e da migliaia di posti di lavoro a rischio. In questo quadro di fragilità, la competitività europea si è erosa, spalancando le porte a una concorrenza estera, in particolare cinese, più agguerrita e pronta a sfruttare qualsiasi indebolimento dei colossi storici del Vecchio Continente.
Il nuovo principio guida: la neutralità tecnologica
Il perno della riforma diventa quindi il principio della neutralità tecnologica, fortemente caldeggiato da una coalizione di paesi guidata da Italia e Germania. Secondo questa visione, non sarà più imposto per legge un solo tipo di propulsione – l’elettrico a batteria – ma ai costruttori verrà chiesto di raggiungere comunque un taglio drastico delle emissioni, pari al 90% per l’intera flotta venduta. Un approccio che, di fatto, riapre la porta alla vendita di auto tradizionali a patto che queste siano affiancate da modelli a emissioni zero o quasi, e che lascia spazio allo sviluppo di soluzioni ibride o alimentate con carburanti sintetici. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è attesa nell’annunciare ufficialmente questa svolta, che cancella la data del 2035 come simbolo di un addio totale ai motori endotermici.




