Meloni con cinque leader Ue spinge per rivedere lo stop ai motori termici al 2035
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Alla vigilia della cruciale fase di revisione del regolamento europeo sulle emissioni di CO₂, un fronte compatto di sei Stati membri, tra cui spicca l'Italia, ha intensificato il pressing sulla Commissione Europea affinché modifichi radicalmente l’impostazione data alla transizione automotive. I governi, in una lettera indirizzata ai vertici di Bruxelles e sottoscritta, tra gli altri, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedono con forza di abbandonare quello che definiscono un “dogmatismo ideologico”, ritenuto responsabile di aver gravato eccessivamente sulla competitività del settore industriale senza portare, a loro dire, benefici decisivi nella riduzione complessiva delle emissioni. La richiesta centrale, che rappresenta una significativa inversione di rotta rispetto al percorso tracciato, è quella di applicare integralmente il principio di neutralità tecnologica, aprendo così a soluzioni che il regolamento attuale marginalizzerebbe dopo il 2035.
La richiesta di mantenere le ibride plug-in e i biocarburanti avanzati
Nel dettaglio, i sei premier sollecitano Bruxelles a rivedere il quadro normativo in modo da consentire, anche dopo la scadenza del 2035 per la vendita di nuove auto a combustione interna, la permanenza sul mercato delle vetture ibride plug-in (PHEV), insieme a tutte quelle tecnologie alternative, come i biocarburanti avanzati e gli e-fuel, in grado di contribuire agli obiettivi climatici. La posizione, che contesta implicitamente la scelta di puntare in via quasi esclusiva sulla mobilità elettrica a batteria, mira a preservare una pluralità di opzioni tecnologiche, ritenute essenziali per una transizione più graduale e meno traumatica per la filiera produttiva continentale. Emerge, in questa prospettiva, una netta critica anche verso le quote obbligatorie di veicoli a zero emissioni previste per le flotte aziendali, considerate un ulteriore vincolo asfissiante.
Il contesto internazionale e le preoccupazioni sulla competitività
L’iniziativa dei sei governi non nasce in un vuoto politico, ma si colloca in un momento di riassetto degli equilibri globali nelle politiche ambientali per il settore auto. La mossa assume un peso specifico particolare alla luce della recente decisione dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di allentare i severi standard sulle emissioni di CO₂ per i veicoli, stabiliti in precedenza, che hanno riacceso il dibattito sulla competitività dell'industria europea. I leader firmatari sottolineano proprio le “nuove ragioni di competitività” in un panorama mondiale mutato, paventando il rischio che normative troppo rigide possano finire per indebolire ulteriormente un comparto già sotto pressione, senza per questo garantire i risultati climatici sperati a livello globale.
Le valutazioni in corso a Bruxelles e gli scenari possibili
Bruxelles, dal canto suo, ha già iniziato a valutare possibili modifiche al regolamento, mostrando in particolare un’apertura sull’uso dei carburanti sintetici a basse emissioni. La lettera congiunta rappresenta dunque un tentativo di influenzare in maniera decisiva questo processo di revisione, spingendo per un ripensamento che non si limiti a piccoli aggiustamenti ma che rimetta in discussione l’intera architettura della transizione. L’obiettivo dichiarato è quello di evitare che scelte considerate troppo vincolanti e unilaterali producano danni economici permanenti, privilegiando invece un approccio pragmatico che, senza rinunciare alla meta della decarbonizzazione, ne diversifichi i percorsi consentiti.




