L'Europa ripensa lo stop ai motori termici: la data del 2035 sotto esame

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’Associazione dei Costruttori Europei di Automobili ha lanciato un monito chiaro e inequivocabile all’Unione Europea, sostenendo che l’obiettivo del “tutto elettrico” per il 2035, così come è stato concepito, non sia realisticamente perseguibile. Secondo l’ACEA, la quota di mercato dei veicoli elettrici, che si attesta stabilmente su valori compresi tra il quindici e il sedici per cento, rappresenta un dato insufficiente per giustificare una transizione completa e repentina entro la scadenza prefissata. Questa posizione, che riflette le profonde preoccupazioni di un’industria strategica, sollecita pertanto una revisione sostanziale del Green Deal del 2019 e l’adozione di un percorso normativo differente, maggiormente aderente alle complesse dinamiche di mercato e alle reali capacità produttive e infrastrutturali del continente.

Una possibile proroga all'orizzonte

Proprio in ragione di queste pressioni, la data del 2035, un tempo considerata un pilastro intoccabile della politica climatica europea, potrebbe non essere più un tabù. Nelle ultime ore, infatti, si è fatta strada con crescente insistenza l’ipotesi di un rinvio di cinque anni per lo stop alla vendita di autovetture nuove a benzina e diesel. Una simile eventualità, di per sé potenzialmente dirompente, condurrebbe a un addio ai motori termici posticipato al 2040, modificando gli orizzonti temporali di un intero settore industriale. La Commissione Europea, alla quale spetta l’ultima parola, potrebbe annunciare una decisione in merito già nel prossimo mese di dicembre.

Il prossimo dicembre come momento decisivo

La giornata del 10 dicembre 2025 si profila, dunque, come una potenziale pietra miliare per il futuro industriale dell’Europa. In quella sede, l’esecutivo comunitario è chiamato a valutare una possibile revisione della norma che vieta la commercializzazione di auto endotermiche a partire dal 2035, una disposizione che, nel corso degli ultimi due anni, ha generato aspri dibattiti e ha diviso non solo i governi nazionali ma anche le regioni, l’industria e le organizzazioni sindacali. L’obiettivo fondamentale di questa riconsiderazione è accertare se l’attuale strategia, che punta esclusivamente sulla propulsione elettrica, costituisca veramente l’unica opzione praticabile o se, al contrario, sia il caso di abbracciare un principio di neutralità tecnologica, aprendo le porte anche a soluzioni alternative come i biocarburanti e gli e-fuel, i quali, in determinate condizioni, potrebbero contribuire al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione.

Lo scenario tecnologico futuro

Se le premesse attuali dovessero essere confermate, il 2035 potrebbe trasformarsi in un anno zero per il mercato automobilistico europeo, segnando un punto di svolta epocale dopo un periodo di intenso dibattito e di studio di diverse soluzioni tecnologiche. La normativa attualmente in vigore, che è stata approvata poco più di due anni fa, impone infatti, a partire da quella data, la produzione e la vendita esclusiva di veicoli a zero emissioni, escludendo di fatto qualsiasi automezzo spinto da un motore termico. In questa categoria rientrano non solo le vetture con alimentazione a benzina e diesel in senso stretto, ma anche quelle ibride, a GPL o a metano, le quali, pur avendo un impatto ambientale minore rispetto ai propulsori tradizionali, non soddisfano il requisito stringente dell’azzeramento delle emissioni allo scarico.

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