Stop ai motori termici, l'Europa valida la proroga per gli ibridi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Pressioni delle case automobilistiche europee su Bruxelles, che secondo indiscrezioni circolate in queste ore sarebbe pronta a concedere una proroga di tre anni per la commercializzazione degli ibridi plug-in, hanno riaperto un dibattito che si credeva concluso con il via libera allo stop definitivo dei motori a combustione interna dal 2035. Una marcia indietro, o quantomeno una significativa correzione di rotta, che verrà discussa già venerdì prossimo nel corso di un tavolo strategico sul futuro del settore, al quale prenderà parte la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. L’Acea, l’associazione che riunisce i costruttori europei, ha chiesto a gran voce “più tempo per le tecnologie ibride di transizione”, sottolineando come il percorso verso l’elettrico puro necessiti di una fase intermedia più lunga e articolata.

La richiesta dell’industria automobilistica arriva in un momento di grande incertezza per il mercato dei veicoli a zero emissioni, le cui vendite non procedono ai ritmi previsti e, soprattutto, sperati. Le attese dei governi e degli stessi produttori, che hanno investito miliardi nella transizione, devono fare i conti con una domanda che fatica a decollare, nonostante gli incentivi. Questo scenario, del resto, era stato in parte anticipato da una nuova analisi di Ernst & Young, la quale, sebbene confermi la crescita di lungo periodo del settore, corregge al ribasso le previsioni formulate soltanto un paio di anni fa.

Il report, pubblicato lo scorso 9 settembre, stima infatti che la quota di mercato delle vetture elettriche a batteria supererà la soglia psicologica del 50% delle vendite totali non prima del 2032, quindi con un ritardo significativo rispetto alle ottimistiche proiezioni iniziali. Un aggiustamento che, se da un lato conferma la direzione intrapresa, dall’altro svela tutte le difficoltà pratiche di una transizione epocale, i cui costi e i cui tempi erano forse stati sottovalutati. La corsa all’elettrico, insomma, incontra ostacoli che impongono una riflessione più cauta e realistica.

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