L'Europa ripensa lo stop alle auto a benzina, Giorda (Anfia): «Manteniamo le ibride»
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Redazione Economia
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La Commissione europea, in un'inversione di rotta che molti addetti ai lavori attendevano da mesi, sta ufficialmente riesaminando la norma che prevede il blocco alla vendita di veicoli con motore a combustione interna a partire dal 2035. Questa potenziale revisione, come ha confermato il commissario al Clima Wopke Hoekstra, si ispira al principio di "neutralità tecnologica", un concetto che, se applicato con rigore, potrebbe aprire scenari inediti per il futuro dell'industria automobilistica continentale. La mossa di Bruxelles, del resto, giunge in un momento di massima confusione nel mercato, dove i consumatori, disorientati dai costi e dalle incertezze sulle infrastrutture, mostrano una chiara ritrosia verso una transizione esclusivamente elettrica.
La posizione dell'industria italiana
A caldeggiare con forza questa apertura è Gianmarco Giorda, direttore generale dell'Anfia, l'associazione che rappresenta i prodosti italiani del settore automotive. «Seguire un approccio tecnologicamente neutro», ha spiegato Giorda, «significa lasciare spazio, nel processo di decarbonizzazione, al contributo che anche altre tecnologie, diverse dall'elettrico puro, possono dare». Il riferimento è principalmente alle vetture ibride, delle quali si chiede la sopravvivenza oltre la fatidica data del 2035, essendo, come ha sottolineato il direttore, «i modelli preferiti dai consumatori» in questa fase di passaggio. Una preferenza che si scontra, però, con una strategia industriale ancora in divenire.
Le dichiarazioni del numero uno di Stellantis
Proprio mentre l'Europa sembra voler correggere il tiro, si inseriscono le dure parole di Antonio Filosa, amministratore delegato di Stellantis, il quale, intervenendo a Parigi, non ha usato giri di parole per definire la regolamentazione europea "semplicemente sbagliata". Filosa ha legato esplicitamente i futuri investimenti del gruppo in Europa a un cambiamento di queste norme, lasciando intendere che gli sviluppi produttivi nel continente, e in particolare in Italia, dipendano da una rinegoziazione delle regole del gioco. Se, da un lato, ha annunciato l'assunzione di quattrocento persone per la produzione della nuova Fiat 500 ibrida a Mirafiori, dall'altro ha chiarito senza ambiguità che gli interessi francesi e statunitensi del colosso automobilistico vengono prima di quelli italiani, relegando di fatto il nostro paese a un ruolo di secondo piano nelle strategie globali della corporation.
Uno scenario in evoluzione
La possibile revisione della norma sul 2035, pertanto, non rappresenta soltanto un dibattito tecnico o ambientale, ma un elemento cruciale per gli equilibri industriali e geopolitici di uno dei principali attori del settore. L'avvio di una valutazione d'impatto da parte della Commissione europea prepara il terreno per una proposta legislativa che, se da una parte accoglie le perplessità dell'industria, dall'altra rischia di rallentare ulteriormente un percorso di transizione già caratterizzato da notevoli incertezze. La richiesta di mantenere in vita le tecnologie ibride, che pure garantiscono una riduzione delle emissioni seppur non totale, si scontra con la visione di una mobilità a zero emissioni, creando un dibattito destinato a infiammarsi nei prossimi mesi.




