L'Europa divisa sul futuro dell'auto, la Germania chiede più tempo per le ibride

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'Unione europea, che si appresta a presentare il proprio piano per il settore automotive il prossimo 10 dicembre, mostra fratture profonde su uno dei nodi cruciali: la possibile sopravvivenza delle vetture ibride oltre la data del 2035, termine fissato per la transizione alla sola mobilità elettrica. Questa mancanza di sintonia, che genera un clima di incertezza, rischia di danneggiare un comparto industriale vitale, essendo esso responsabile di circa 2,5 milioni di occupati diretti, contribuendo per oltre il 7,5% al prodotto interno lordo comunitario e rappresentando il maggiore investitore privato in ricerca e sviluppo nell'ambito dell'Unione.

Nel dibattito, ormai acceso, è intervenuto con un atto formale il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il quale ha indirizzato una missiva alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Merz, spingendo per una regolamentazione delle emissioni di Co2 definita "tecnologicamente neutra, flessibile e realistica", chiede espressamente di poter continuare a immatricolare, anche dopo il 2035, veicoli ibridi. La condizione posta è che le emissioni residue provenienti da questi mezzi, il cui sistema di propulsione combina motore a batteria e motore a combustione, vengano compensate attraverso misure nel settore automobilistico e in quello dei carburanti.

La posizione assunta dalla Germania ha trovato un immediato e caloroso sostegno in uno dei principali attori industriali del continente. Antonio Filosa, amministratore delegato di Stellantis, ha accolto con favore il sostegno del governo tedesco, definendolo concreto e deciso, e legandolo esplicitamente al pacchetto di proposte avanzate dall'Associazione dei Costruttori Europei di Automobili (Acea). Filosa ha sottolineato come tali misure, che includono nuovi obiettivi per i veicoli commerciali leggeri, un quadro normativo dedicato alle auto di piccole dimensioni e azioni per accelerare il rinnovo del parco circolante, siano ritenute "tutte urgentemente necessarie" per rilanciare la crescita del settore in Europa

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