Cirio: “Fermo condanna per il gesto di violenza e intolleranza a Torino”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’aggressione subita da un volontario del Torino Pride, avvenuta ieri sera a pochi passi dalla Mole Antonelliana – e quindi nel cuore simbolico della città – ha spinto il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, a prendere una posizione netta, che lascia poco spazio a interpretazioni ambigue. “Condanno fermamente questo gesto di violenza e intolleranza”, ha dichiarato all’ANSA il governatore, aggiungendo poi una frase che suona quasi come un monito, “ed esprimo piena solidarietà al volontario vittima di aggressione”. Un episodio, quest’ultimo, che riaccende i riflettori su una questione mai sopita: quella della sicurezza delle persone LGBTQ+ negli spazi urbani, specialmente quando manifestano la propria identità attraverso simboli anche minimi, come uno zainetto arcobaleno.

Uno zaino arcobaleno e una violenza lampo

Secondo quanto ricostruito dal coordinamento Torino Pride e ripreso dal Lovers Film Festival – la rassegna diretta da Vladimir Luxuria, che proprio in quei giorni animava il Cinema Massimo – l’attivista, componente della giuria del premio legato al Pride, è stato avvicinato da un gruppo di ragazzi, presumibilmente minorenni, subito dopo la sua partecipazione al festival. Lo hanno insultato con epiteti omofobi, spintonato e infine schiaffeggiato. Lui, come ha raccontato lui stesso, è rimasto immobile per alcuni secondi, quasi sperando si trattasse di un incubo dal quale potesse svegliarsi. Invece la violenza era reale, sebbene di breve durata (pochi secondi, riferiscono le prime sommarie informazioni) e senza conseguenze fisiche gravi. L’aggressione è avvenuta per un motivo tanto banale quanto agghiacciante: portava sulle spalle uno zaino con i colori arcobaleno.

La reazione di Cirio e il fondo regionale

“Il Piemonte è terra di rispetto e di diritti”, ha proseguito Cirio nella sua dichiarazione, ricordando come la Regione abbia già istituito un fondo specifico per l’assistenza legale delle vittime di discriminazione e violenza. Un’iniziativa, quest’ultima, che mira a offrire un sostegno concreto – e non solo simbolico – a chi subisce aggressioni a sfondo omofobo o transfobico. Il presidente, evitando toni enfatici ma mantenendo una fermezza che non ammette repliche, ha voluto così ribadire l’impegno dell’ente regionale, pur senza entrare nel merito delle indagini che, presumibilmente, spetteranno alle forze dell’ordine.

Luxuria: “Paga la mancanza di una legge contro l’omofobia”

Vladimir Luxuria, che del Lovers Film Festival è la direttrice, ha colto l’occasione per allargare il discorso a un tema più generale, scottante e ancora irrisolto nel panorama normativo italiano. “Mi rendo tragicamente conto – ha dichiarato – di quanto sia ancora drammaticamente importante parlare di certi temi sui media, a scuola e nelle aule della politica attraverso il dibattito, il confronto, l’arte e il cinema, proprio perché l’omofobia esiste. Però non esiste una legge contro l’omofobia e ne ha fatto le spese un giurato del festival che dirigo”. Un collegamento, quello operato da Luxuria, che trasforma l’aggressione del volontario in un sintomo – o forse in una conseguenza diretta – di un vuoto legislativo più volte denunciato dalle associazioni. La mancanza di una norma specifica, secondo questa lettura, lascerebbe spazio a episodi come quello di ieri, dove la vittima è stata colpita non tanto nella sua incolumità fisica (per fortuna senza gravi danni), quanto nella sua dignità di persona che sceglie di mostrare apertamente il proprio sostegno ai diritti LGBTQ+.

L’attivista “turbato” e la denuncia pubblica

Il giovane attivista, oggi dichiaratosi “turbato”, ha scelto di raccontare l’accaduto con una voce che i responsabili del Torino Pride hanno descritto come segnata dallo sconcerto più che dalla rabbia. L’episodio, benché di breve durata e privo di lesioni rilevanti, è stato reso pubblico immediatamente dal coordinamento Pride, che ha parlato di “violenza omofoba in piena regola”. Non ci sono al momento dettagli sui presunti aggressori – se non l’indicazione, ancora da verificare, della loro minore età – né sull’eventuale apertura di un fascicolo da parte della procura. Resta il fatto, documentato dalle testimonianze raccolte, che nel centro di Torino, a pochi minuti dalla fine di una manifestazione culturale dedicata al cinema e alle identità, un semplice zainetto arcobaleno sia stato sufficiente a scatenare insulti e schiaffi.

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