«Il Parco della salute aspetta il 2027, intanto Cirio vara il piano da 36 milioni per mille alloggi popolari»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il velo di cantiere che avvolge da oltre undici anni il controviale di via Nizza, quella carreggiata un tempo percorsa quotidianamente da migliaia di veicoli diretti al Lingotto o agli uffici regionali, continuerà a restare abbassato; il cronoprogramma del futuro Parco della salute – l’opera che dovrebbe rivoluzionare la geografia ospedaliera torinese sostituendo le Molinette – slitta ancora, e lo slittamento ha un nome e una cifra. Il commissario straordinario Marco Corsini, la cui nomina è stata rinnovata fino a dicembre 2026 dal governo con decreto firmato dal presidente del Consiglio e dal sottosegretario Alfredo Mantovano, ha chiesto e ottenuto dalla Regione ulteriori 8 milioni di euro per le bonifiche dell’area ex Fiat Avio -6. Si tratta di risorse che vanno a sommarsi ai 18,8 milioni già spesi per rendere quel suolo, un tempo industriale, idoneo a ricevere le fondamenta del nuovo ospedale, e la somma aggiuntiva certifica quanto l’operazione si sia rivelata più onerosa e complessa del previsto -10. Lo stesso presidente Alberto Cirio, nel corso della conferenza stampa di inizio anno in cui ha radunato assessori e sottosegretari attorno ai «sogni» del 2026, ha voluto mettere le mani avanti: la posa della prima pietra, ha spiegato, non avverrà prima di fine anno e anzi è probabile che si arrivi «a cavallo con l’inizio del 2027» -3. Una prudenza che i fatti, peraltro, sembrano giustificare: la conferenza dei servizi è appena partita, la pratica di Valutazione di impatto ambientale è ancora aperta presso gli uffici comunali e la concessione di occupazione del suolo pubblico che tiene chiuso il controviale – quel segmento di via Nizza compreso tra via Millefonti e via Valenza – è stata prorogata fino al 30 giugno 2026, data dopo la quale, invece della riapertura, scatteranno i lavori per l’edificazione vera e propria, destinati a durare circa un lustro -1. Il Parco, insomma, è ancora una promessa sospesa tra le ruspe che scavano e cercano residui industriali e la riunione di tecnici che devono mettere d’accordo enti locali e concessionari.

L’annuncio sugli alloggi e il milione di euro per cento famiglie

Se sul fronte della sanità il 2026 sarà l’anno delle cerimonie e dei primi colpi di vanga ma non certo dei reparti funzionanti, sul versante delle politiche abitative la giunta Cirio ha invece scelto di accelerare con un annuncio destinato a occupare la scena politica dei prossimi mesi. Il piano «Una famiglia una casa» – così è stato battezzato nel corso della tradizionale conferenza di febbraio dedicata alle priorità di governo – prevede di ristrutturare mille alloggi popolari oggi sfitti perché bisognosi di manutenzione e di assegnarli a giovani coppie con figli a un canone mensile fisso di 150 euro «per sempre», come ha tenuto a sottolineare lo stesso governatore -2. L’operazione vale 36 milioni di euro, risorse che la Regione sostiene di aver ricavato da una riprogrammazione dei fondi europei 2021-2027, e prevede una spesa media di 30 mila euro per ogni unità immobiliare da recuperare; il patrimonio regionale conta circa tremila alloggi non assegnabili perché inagibili o bisognosi di interventi, e questo progetto ne intercetta un terzo -3. Cirio lo ha definito «senza eguali in Italia», un’iniziativa che lega il diritto alla casa al sostegno della natalità, ma il percorso per renderla operativa è ancora in larga parte da costruire: manca una legge regionale ad hoc e i criteri di premialità per la selezione delle famiglie, ha ammesso lo stesso presidente, «sono in corso di approfondimento» -2.

Le opposizioni e il precedente della legge del 2024

È proprio su quei criteri, non ancora scritti nero su bianco, che le minoranze hanno concentrato le loro riserve; il rischio, sostengono i gruppi di centrosinistra e del Movimento 5 Stelle, è che si ripeta quanto già accaduto con la legge regionale sulla casa approvata nel febbraio 2024, un provvedimento che all’epoca venne bollato come discriminatorio dall’opposizione e da alcune associazioni di settore -5. Quella norma, voluta dall’allora assessora Chiara Caucino, introduceva punteggi premiali per i residenti in Piemonte da quindici, venti o venticinque anni e inaspriva le maglie per l’assegnazione escludendo chi avesse beni mobili di lusso o precedenti di occupazione abusiva; il Partito Democratico e Liberi Uguali Verdi denunciarono allora il rischio di incostituzionalità – la Corte Costituzionale aveva già bocciato meccanismi analoghi in Lombardia, Abruzzo e Liguria – e parlarono di «propaganda» anziché di interventi strutturali -5. Oggi, di fronte al nuovo annuncio, le stesse voci mettono in guardia dall’ennesimo slogan: mille alloggi sono una goccia rispetto al fabbisogno abitativo, e senza una chiara definizione di chi abbia effettivamente diritto alla precedenza l’operazione rischia di arenarsi o di trasformarsi in un serbatoio di consenso in vista delle elezioni comunali torinesi del 2027.

Il nodo politico e il ruolo dell’assessore Marrone

Che la misura abbia anche – se non soprattutto – una valenza elettorale, del resto, è elemento che gli stessi attori politici non si sforzano di nascondere. Il centrodestra, chiamato a individuare un candidato per Palazzo Civico, sta lavorando da mesi al nome dell’assessore regionale alle Politiche sociali Maurizio Marrone, esponente di Fratelli d’Italia da sempre impegnato su temi identitari e di sicurezza; parlare a mille nuclei familiari con bambini, offrendo loro un affitto simbolico e la stabilità di una casa ristrutturata, significa presidiare un bacino di voti potenziale e costruire una narrazione amministrativa che possa essere spesa nella competizione cittadina -4-8. Marrone, del resto, è figura che non disdegna la polemica frontale: lo si è visto nelle settimane scorse quando, insieme alla deputata Augusta Montaruli, ha attaccato il Comune di Torino per la gestione del centro sociale Askatasuna, chiedendo la revoca del patto di collaborazione e lo sgombero degli attivisti -8. Una postura che il progetto casa replica in toni minori ma con la stessa ambizione: distinguersi, occupare spazio, mostrare che la Regione – e non il municipio – è il motore delle politiche sociali più incisive.

Il nodo delle bonifiche e i costi lievitati

Mentre la macchina comunicativa del piano alloggi si mette in moto, con la promessa di una legge ad hoc da approvare nei prossimi mesi, il cantiere del Parco della salute continua a scontare il peso di un terreno che non vuole essere bonificato in fretta. Gli 8 milioni aggiuntivi chiesti da Corsini rappresentano la certificazione di un ritardo e di una sottostima iniziale: l’eredità industriale dell’area – un tempo stabilimento Avio, poi Fiat Avio – ha richiesto indagini integrative e interventi di messa in sicurezza non previsti nelle fasi di progettazione. Il commissario, la cui conferma è stata fortemente caldeggiata da Cirio anche per mantenere un canale diretto con il governo nazionale, dovrà ora gestire la delicata transizione tra la fine delle bonifiche – fissata entro metà 2026 – e l’apertura del cantiere vero e proprio; un passaggio che gli stessi residenti della zona, stremati da una viabilità paralizzata e da un controviale trasformato in parcheggio abusivo a cielo aperto, faticano a considerare imminente -1. L’assessorato alla Viabilità del Comune, interpellato dal consigliere Pierlucio Firrao, ha risposto con una doccia fredda: la riapertura del controviale non è un’opzione percorribile, e l’unica novità all’orizzonte è un collegamento interrato tra il sottopasso del Lingotto e i parcheggi della Regione. Un’opera che, quando sarà completata, troverà davanti a sé i ponteggi del Parco della salute e altri cinque anni di cantieri.

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