Il governo vara il piano casa: 10 miliardi per centomila alloggi, via libera agli sgomberi veloci
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Redazione Interno
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Ci sono voluti mesi di attesa, e qualche fibrillazione interna di troppo – come quella andata in scena tra il ministro Salvini e il collega Giuli, con il primo a spingere per le semplificazioni edilizie a Quarto Oggiaro e il secondo a difendere il vincolo del decoro architettonico – ma alla fine il Consiglio dei ministri ha detto sì. L’iter, travagliato quanto basta per far dubitare qualcuno sulla data di arrivo, si è concluso ieri con l’approvazione del decreto legge che introduce un nuovo “Piano casa”, un provvedimento che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito “so e articolato” nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi. L’obiettivo dichiarato, per usare le parole del premier, è “rendere disponibili oltre centomila alloggi popolari e a prezzi calmierati” nel corso del prossimo decennio. Per farlo, l’esecutivo mette sul piatto risorse pubbliche fino a dieci miliardi di euro, un moltiplicatore che, confidano a Palazzo Chigi, dovrebbe attivare un circolo virtuoso con i capitali privati.
Edilizia popolare e housing sociale: il doppio binario per recuperare sessantamila appartamenti
L’architettura del provvedimento poggia essenzialmente su tre pilastri, con un’attenzione particolare rivolta alla “zona grigia” della popolazione: quella fatta cioè da chi lavora e paga le tasse, ma che, come ha spiegato la premier, risulta essere “troppo benestante per una casa popolare e non sufficientemente benestante per far fronte ai prezzi di mercato”. Il primo asse dell’intervento riguarda l’edilizia residenziale pubblica, un segmento in cui l’Italia arranca da decenni. Lo stanziamento iniziale per il recupero del patrimonio esistente ammonta a un miliardo e settecento milioni di euro. Queste somme – a cui tecnicamente potrebbero aggiungersene fino a 4,8 miliardi già previsti nei programmi di rigenerazione urbana – serviranno a rimettere in sesto circa sessantamila alloggi che, al momento, sono inagibili o fatiscenti e che quindi non possono essere assegnati a chi è in graduatoria. L’intenzione, stando alle indicazioni emerse dal vertice, è quella di snellire le procedure per restituire agibilità a questi immobili pubblici e immetterli sul mercato degli affitti controllati. Accanto a questo recupero del vecchio, il governo guarda al nuovo: per la fascia dell’housing sociale, il piano prevede la possibilità di realizzare alloggi a prezzi accessibili, puntando a dimezzare gli oneri notarili per le compravendite e i mutui. Una leva, questa, che mira a rendere meno gravoso l’accesso alla proprietà per le famiglie con redditi medi.
Semplificazione e investitori privati: la ricetta di Orsini per la competitività
Non poteva mancare, in un’operazione di questa portata, il benestare delle associazioni di categoria, che in più di un’occasione avevano sollevato il tema della corrispondenza tra costo della vita, mobilità e lavoro. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha accolto il provvedimento definendolo “un passaggio importante e atteso”. Nel dettaglio, Orsini ha voluto sottolineare come l’emergenza abitativa non sia più un problema circoscritto alle periferie degradate, ma abbia assunto una “dimensione sistemica” che, a suo dire, incide direttamente sulla competitività delle imprese. La tesi del leader degli industriali è che esista un “cortocircuito evidente”: dove c’è lavoro le persone non si spostano perché non trovano case a prezzi sostenibili, penalizzando così la crescita. Per scardinare questo meccanismo, Orsini ha messo l’accento su alcuni strumenti che il governo dovrebbe mantenere al centro dell’agenda: semplificazioni urbanistiche radicali (per evitare che un’autorizzazione blocchi un cantiere per anni), l’utilizzo efficiente del patrimonio pubblico già esistente e, in particolare, il coinvolgimento massiccio degli investitori privati. Una sfida, quella di attrarre capitali, che passa anche dalla possibilità di nominare commissari straordinari per i progetti più grandi, i quali possano rilasciare un provvedimento unico che acceleri i tempi.
Sgomberi, procedure accelerate e il prezzo calmierato per le nuove costruzioni
Ma il decreto non si limita a costruire o ristrutturare; interviene anche sull’altro versante della medaglia, quello della disponibilità immediata degli spazi. Contestualmente al piano investimenti, il governo ha infatti approvato un disegno di legge collegato, dichiarato urgente, per rendere più celere la liberazione degli immobili occupati abusivamente. Le nuove norme, ha spiegato Meloni, vanno a incidere “sulle procedure di notifica e di esecuzione dello sfratto”, tagliando i tempi morti e introducendo una procedura accelerata per ottenere il titolo esecutivo in via giudiziale. L’idea di fondo è duplice: da una parte restituire al più presto la casa ai legittimi proprietari, dall’altra aumentare l’offerta di alloggi sul mercato togliendo quelle bloccate dagli abusivi. Per quanto riguarda i nuovi cantieri, poi, il governo ha dettato le condizioni del patto con i costruttori. Lo Stato offre “semplificazioni burocratiche e procedure veloci”, ma in cambio l’impresa che intende investire dovrà rispettare un vincolo preciso: su cento alloggi costruiti, almeno settanta dovranno essere destinati all’edilizia convenzionata, con un prezzo di vendita o di affitto scontato di almeno un terzo rispetto ai valori di mercato. Un meccanismo di compensazione che, nelle previsioni dell’esecutivo, dovrebbe espandere la platea di chi riesce ad accedere a un tetto senza gravare unicamente sulle casse dello Stato.




