Cassa depositi e prestiti vara un piano da 2,6 miliardi e cambia i vertici delle partecipate

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consiglio di amministrazione di Cassa depositi e prestiti, riunitosi a Cagliari presso la sede della Fondazione di Sardegna – un incontro che si è tenuto lontano dagli uffici romani del gruppo – ha dato il via libera a una serie di interventi finanziari che, nel loro complesso, ammontano a 2,6 miliardi di euro. Queste risorse, come stabilito dall’organo guidato da Dario Scannapieco, sono destinate a sostenere le infrastrutture ritenute strategiche, le imprese di dimensioni piccole e medie, gli enti locali e il settore della cooperazione, con l’obiettivo primario di agevolare l’accesso al credito per le Pmi e le Mid-Cap che operano sul mercato nazionale.

Il portafoglio variegato di Cdp Equity

A testimoniare la vastità degli interessi della Cassa, il portafoglio gestito da Cdp Equity – il braccio dedicato alle partecipazioni – si distingue per la sua eterogeneità, spaziando dai cantieri navali di Fincantieri, noti per la costruzione di grandi navi da crociera, all’innovazione tecnologica rappresentata dai sistemi di pagamento di Nexi. Senza dimenticare, poi, le competenze ingegneristiche nel campo dell’energia di Saipem, le maestranze impegnate nelle grandi opere di Webuild e la produzione di plasmaderivati affidata a Kedrion, fino alla gestione di una rete autostradale che si estende per circa 3.000 chilometri sotto la concessionaria Autostrade per l’Italia. Un patrimonio, questo, che ad agosto scorso vantava un capitale disponibile per nuovi investimenti di 3,8 miliardi e un valore complessivo di circa 15 miliardi, accomunato da un unico, significativo denominatore: l’appartenenza a quelle filiere industriali che sono considerate strategiche per il paese.

Il delicato meccanismo delle nomine

Parallelamente alle decisioni di carattere finanziario, si è consumato anche il cosiddetto “valzer delle nomine” all’interno delle società partecipate dalla Cassa, un meccanismo che, sebbene le attività di Cdp siano formalmente esterne al bilancio dello Stato, riflette inevitabilmente gli equilibri politici. Le oltre mille partecipazioni, sia dirette che indirette, e le posizioni di potere a esse collegate costituiscono infatti un ambito di grande interesse, come dimostrano le recenti scelte operate dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Decisioni che, stando a quanto si apprende, sono state elaborate a Palazzo Chigi, con un ruolo di primo piano riconosciuto a Giovanbattista Fazzolari, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio che ha tra le sue deleghe proprio le nomine e le attività internazionali.

I nuovi assetti al vertice delle controllate

Tra i nuovi incarichi deliberati dal comitato di Cassa depositi e prestiti, spicca la designazione di Fabio Barchiesi alla guida di Cdp Equity, dove assumerà il ruolo di amministratore delegato. Il rinnovamento dei vertici ha interessato anche altre realtà di rilievo nel panorama delle partecipate: per Cdp Real Asset Sgr e per Fintecna, infatti, sono stati scelti rispettivamente Antonino Turicchi, nominato amministratore delegato, e Michele Zunin, che ricoprirà la carica di presidente. Questi avvicendamenti, che si inseriscono nel solco del piano strategico delineato per il triennio 2025-2027, completano un quadro di interventi che unisce l’immissione di ingenti risorse finanziarie a un’attenta ridefinizione della governance.

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