Leonardo, il governo cambia vertici: Mariani subentra a Cingolani nel risiko delle partecipate

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La partita, attesa ormai da diverse ore se non addirittura da giorni, si è chiusa nella tarda serata con il deposito delle liste al Ministero dell’Economia e delle Finanze, sancendo di fatto un cambio di rotta netto per il colosso della difesa. Leonardo, l’azienda che rappresenta un pilastro strategico del comparto militare e aerospaziale italiano, si appresta dunque a salutare l’amministratore delegato Roberto Cingolani; al suo posto, come indicato dalla compagine governativa, siederà Lorenzo Mariani, figura di lungo corso all'interno del gruppo e attualmente ai vertici del consorzio missilistico Mbda. La decisione, filtrata dagli ambienti di Palazzo Chigi mentre l’esecutivo completava il puzzle delle grandi partecipate, ha richiesto un lavoro di mediazione serrato tra i diversi attori della maggioranza, con la conseguente esclusione dell’ex ministro della Transizione ecologica dopo un solo mandato alla guida della società.

La resa dei conti sullo “scudo” e la diplomazia di Crosetto

Se la sostituzione era nell’aria, a rendere il caso politicamente sensibile è stato il cosiddetto scudo "Michelangelo", un dossier delicato che ha inevitabilmente inciso sulla tenuta dell’intesa con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Proprio mentre il governo si accingeva a definire le liste per le partecipate di Stato, la questione è approdata in Parlamento, dove il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha cercato di arginare la polemica riportando il dibattito su un binario puramente tecnico. In una dichiarazione alla Camera, Crosetto ha sottolineato come non sia compito della politica giudicare l’operato di un amministratore delegato, bensì dei numeri e dei mercati; una premessa, quest’ultima, che ha fatto da cornice alle rassicurazioni sulla stima per il lavoro svolto da Cingolani nell’ultimo triennio, senza però che ciò bastasse a garantirgli la riconferma.

Mariani prevale su Cutillo in una sfida tutta interna

La corsa alla poltrona di amministratore delegato di Leonardo, come spesso accade in questi casi, si è giocata fino all’ultimo voto tra due candidati espressi dalle cordate interne al governo. Da una parte c’era Lorenzo Mariani, che vanta un’esperienza diretta nella gestione delle business unit operative e che recentemente era stato chiamato a guidare la controllata nel settore missili; dall’altra, emergeva la candidatura di Gian Piero Cutillo, alla guida della divisione Elicotteri. Alla fine, la spunta Mariani, incassando il via libera per prendere in mano le redini di un’azienda che, sotto la gestione uscente, aveva comunque registrato performance significative in termini di ordini e cassa. A completare il quadro dei vertici, per la presidenza del consiglio di amministrazione è stato indicato Francesco Macrì, che subentrerà a Stefano Pontecorvo.

Eni ed Enel: la continuità prevale sulle sorprese

Se a Leonardo si è optato per il rinnovamento, nelle altre grandi partecipate quotate la linea scelta dal Mef è stata quella della continuità, con qualche aggiustamento mirato ai vertici. Per l’Eni, infatti, viene confermato l’amministratore delegato Claudio Descalzi, che guiderà il gruppo energetico per un ulteriore mandato; al suo fianco, la presidenza è stata affidata a Giuseppina Di Foggia, la quale approda così ai vertici della società dopo l’esperienza maturata in altri contesti del settore. Scenario analogo per l’Enel, dove l’assetto già rodato viene riproposto integralmente: Flavio Cattaneo resta alla guida esecutiva mentre Paolo Scaroni manterrà la carica di presidente. Completano il mosaico le designazioni per l’Enav, con Sandro Pappalardo indicato come presidente e Igor De Biasio come amministratore delegato, a suggellare un’operazione che, nel complesso, ha cercato di bilanciare l’esigenza di stabilità gestionale con quella di ricambio politico ai piani alti delle società controllate dallo Stato.

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