Il risiko delle partecipate, Macrì tra Estra e Leonardo mentre il titolo cede in borsa
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Redazione Economia
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Il nome di Francesco Macrì, in queste ore cruciali per il rinnovo dei vertici delle società partecipate dal Tesoro, emerge come una pedina decisiva su una scacchiera che si estende da Prato fino a Roma, passando per Arezzo. L’ingegnere, attualmente al timone della multiutility toscana Estra, si trova al centro di un potenziale doppio incarico di peso: da un lato la riconferma nell’attuale presidenza della società energetica, dall’altro la chiamata a ricoprire lo stesso ruolo – ma con ben altra esposizione mediatica e strategica – alla guida di Leonardo, il colosso aerospaziale e della difesa controllato dal Ministero dell’Economia. Una partita, questa, che dovrebbe chiudersi in tempi brevissimi, tra la fine della settimana corrente e l’inizio della prossima, e che tiene banco negli ambienti finanziari e politici proprio mentre l’azione della holding italiana accusa un deciso contraccolpo in Piazza Affari.
Il terremoto in atto a Piazza Montegrappa
Se l’attenzione maggiore è ovviamente concentrata su Leonardo, lo si deve al ruolo nevralgico che il gruppo ricopre non solo per il peso industriale, ma anche per le implicazioni immediate sulla sicurezza nazionale in un contesto internazionale quanto mai fluido. Secondo le indiscrezioni raccolte nelle ultime ore, il governo guidato da Giorgia Meloni sarebbe orientato a non procedere con la riconferma dell’attuale amministratore delegato, Roberto Cingolani, il cui mandato è in scadenza a maggio. La decisione, che dovrà tradursi in una lista ufficiale da presentare entro il 13 aprile, sembra ormai orientata verso un avvicendamento, nonostante il manager abbia guidato l’azienda in un triennio di crescita straordinaria dei ricavi e del titolo in Borsa. Quest’ultimo, proprio a seguito della diffusione di queste voci, ha interrotto la sua corsa registrando sedute in forte ribasso: il mercato premiava la continuità e la strategia focalizzata sull’intelligenza artificiale (“da proiettili a byte”), e ora sconta l’incertezza legata a un possibile cambio di passo, con il titolo che ha oscillato in area 55-57 euro dopo i recenti record sopra i 64 euro.
Il tandem Mariani-Cutillo per la gestione operativa
Nel dettaglio della composizione del nuovo vertice, lo scenario che starebbe prendendo quota negli uffici di via XX Settembre prevede una riorganizzazione ai piani alti. Non si tratterebbe di una semplice sostituzione, ma di una vera e propria architettura di vertice che ricorderebbe il vecchio modello del “tandem”, già sperimentato in passato nel gruppo. Francesco Macrì, forte della sua esperienza nel settore e di una certa vicinanza all’esecutivo, sarebbe il candidato ideale per la poltrona di presidente. A fare da raccordo tra la strategia e la gestione operativa, invece, si muoverebbero due figure interne e di grande esperienza: Lorenzo Mariani, attuale numero uno di MBDA Italia e ex uomo di fiducia della società, è indicato come il favorito per il ruolo di amministratore delegato; al suo fianco, come direttore generale, potrebbe essere chiamato Gian Piero Cutillo, attualmente alla guida del business degli elicotteri. Una soluzione, questa, che garantirebbe una profondità di comando tale da evitare vuoti di potere in una fase storica in cui l’industria della difesa europea è chiamata a rispondere a pressioni crescenti.
Le reazioni del mercato e il peso del dossier Estra
Tuttavia, il dossier Macrì presenta un’intricata sovrapposizione di incarichi che deve ancora essere risolta. Da un lato c’è la conferma in Estra, una realtà solida nel panorama energetico toscano che difficilmente potrebbe fare a meno di una figura di peso come la sua in una fase di transizione del mercato. Dall’altro, la presidenza di Leonardo rappresenta un’opportunità di carriera di portata nazionale difficilmente rinunciabile, ma che richiede un’esclusività totale. È proprio questa attesa, questo gioco su due tavoli, a tenere in sospeso gli equilibri di potere locali mentre a Roma si attende il verdetto finale. Nel frattempo, Piazza Affari guarda con attenzione: il settore della difesa resta caldo, ma i listini europei hanno mostrato una certa stanchezza, con Leonardo che ha fatto peggio del Ftse Mib nella seduta odierna, ampliando una trendline discendente che sta mettendo alla prova i supporti tecnici. Gli analisti di Equita, del resto, hanno più volte ribadito come un cambio ai vertici in assenza di una chiara linea di continuità strategica rappresenti un rischio non calcolato per il gruppo, rischiando di frenare l’inerzia positiva costruita negli ultimi anni.




