Francesco Macrì alla presidenza di Leonardo, l’aretino che piace a Fratelli d’Italia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il risiko delle grandi partecipate pubbliche si è concluso nella tarda serata di giovedì 9 aprile, quando il Ministero dell’Economia ha depositato le liste per il rinnovo dei consigli di amministrazione di Eni, Enel, Enav e, soprattutto, Leonardo. Se per gli colossi energetici è prevalsa la linea della continuità – con Claudio Descalzi riconfermato per il quinto mandato all’Eni e Flavio Cattaneo alla guida dell’Enel – è sul gruppo della difesa che si è consumato il vero e proprio terremoto ai vertici. La presidenza, fino a ieri affidata a Stefano Pontecorvo, passa infatti a Francesco Macrì, manager di lungo corso con un passato nelle infrastrutture e nei servizi pubblici, mentre la poltrona di amministratore delegato – lasciata libera dall’ex ministro Roberto Cingolani – è stata affidata a Lorenzo Mariani.

La scelta di un profilo organico per un’azienda strategica

La nomina di Macrì, il cui nome era circolato insistentemente nelle ultime ore insieme a quello di Giuseppe Cossiga, rappresenta un segnale preciso inviato dall’esecutivo. A gestire in prima persona il dossier – che aveva visto contrapposte diverse sensibilità all’interno della maggioranza – è stata la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni; la premier, dopo la débâcle referendaria, avrebbe maturato la convinzione di affidare i vertici delle società chiave a profili il più possibile organici alle forze di governo. In questo quadro si inserisce la scelta di Macrì, figura di spicco nel territorio aretino (dove è presidente esecutivo della multiutility Estra) e giudicato vicino al partito guidato dalla stessa Meloni. Il commento di Alessio Mattesini, presidente provinciale di Fratelli d’Italia, non ha tardato ad arrivare: per lui, si tratta di «un passaggio di rilievo per uno dei principali gruppi industriali italiani attivi nei settori dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza», sottolineando come il percorso professionale di Macrì rappresenti «un patrimonio di competenze riconosciuto a livello nazionale».

L’addio di Cingolani e il “nodo” Michelangelo Dome

Nonostante i conti in utile (l’utile netto 2025 ha sfiorato 1,3 miliardi di euro con un balzo del 15%) e un rapporto che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, definiva “granitico”, Roberto Cingolani ha pagato la sua autonomia decisionale, giudicata eccessiva da Palazzo Chigi. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, secondo le ricostruzioni di stampa, sarebbe stata la gestione del progetto “Michelangelo Dome”, uno scudo anti-missile e anti-drone la cui presentazione a fine febbraio avrebbe generato imbarazzo nei rapporti con gli alleati europei e suscitato l’irritazione della premier. Una volta consumata la rottura, il nome di Mariani – già condirettore generale di Leonardo dal 2023 – ha preso il sopravvento su quello di Gian Piero Cutillo (capo della divisione elicotteri) e di Pierroberto Folgiero. Lo stesso Crosetto, interpellato in Senato, ha ricordato di aver proposto proprio Mariani per quel ruolo già tre anni fa.

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