Nomine Mef, l’energia resta blindata mentre Leonardo cambia passo: mercato freddo sulle scelte del Tesoro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La lunga attesa è finita nella tarda serata di giovedì 9 aprile, quando il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha depositato le liste per il rinnovo dei vertici delle partecipate statali quotate, mettendo fine a settimane di trattative serrate che avevano tenuto col fiato sospeso gli ambienti finanziari. Da un lato, i colossi dell’energia – Eni ed Enel – vedono blindati i rispettivi amministratori delegati, Claudio Descalzi e Flavio Cattaneo, a testimonianza di una linea di continuità che il governo intende preservare in un settore ritenuto strategico e complesso. Dall’altro, l’azienda della difesa Leonardo e la società del traffico aereo Enav subiscono invece un vero e proprio rimpasto, con l’ingresso di nuovi nomi che segnano una discontinuità netta rispetto al passato recente. A gestire direttamente il dossier più spinoso, quello relativo all’uscita di Roberto Cingolani da Leonardo, è stata la premier Meloni, la quale, nelle ore immediatamente successive alla sconfitta referendaria, ha maturato la convinzione di orientarsi verso profili ritenuti più organici alle direttive dell’esecutivo.

Eni ed Enel: l’asse della stabilità paga, ma il mercato non esulta

Se la conferma di Claudio Descalzi a Eni rappresenta un vero e proprio record – si tratta del quinto mandato consecutivo per l’ingegnere alla guida del gruppo petrolifero – quella di Flavio Cattaneo ad Enel consolida un tandem, assieme al presidente Paolo Scaroni, che ha recentemente riportato l’utility a sfiorare i cento miliardi di capitalizzazione. Tuttavia, le reazioni di Piazza Affari a queste scelte si sono rivelate tiepide, se non francamente fredde: mentre il titolo Enel arrancava poco sopra la parità con un misero +0,08%, Eni cedeva terreno attestandosi su un -0,7%. Qualche analista, come quelli di Equita, ha tentato di leggere il bicchiere mezzo pieno, sottolineando come la continuità in un contesto geopolitico complesso come quello attuale offra maggiore visibilità sulle strategie di medio termine, specialmente in una fase dove partono progetti chiave legati al gas naturale liquefatto. Eppure, la sensazione generale è che il mercato avrebbe gradito scosse più profonde, o forse semplicemente più chiarezza su come questi colossi affronteranno la transizione energetica senza il timone di volti nuovi. La scelta di Giuseppina Di Foggia per la presidenza Eni, prelevandola dalla guida di Terna, aggiunge un ulteriore elemento di movimento in un mare che sembrava calmo, sebbene non sia bastata a scaldare gli animi degli investitori.

Il caso Leonardo: Cingolani fuori, Mariani dentro e il mercato punisce il titolo

La vera sorpresa, o forse la doccia fredda per molti, è arrivata dal comparto della difesa. Nonostante i conti siano in utile e i dati presentati solo poche settimane fa raccontassero una storia di crescita record negli ordini e nei ricavi – sospinti anche dai cosiddetti “venti di guerra” ma frutto di un piano industriale solido – Roberto Cingolani non è stato riconfermato. Al suo posto, il ministero ha indicato Lorenzo Mariani, figura di lungo corso nel mondo della difesa, reduce dall’esperienza alla guida di Mbda Italia. Per la presidenza è stato scelto Francesco Macrì. L’uscita di scena di Cingolani, il principale artefice dell’accelerazione recente, appare una contraddizione difficile da ignorare. Pare che la troppa autonomia dimostrata nella gestione di progetti strategici, come il cosiddetto “Michelangelo Dome”, abbia pesato più dei risultati economici nella valutazione politica della premier. La decisione, maturata durante una notte che ha visto slittare il deposito delle liste, è stata quindi presa per individuare profili più allineati alle forze di governo.

E il mercato, di solito spietato, non ha aspettato un minuto per esprimere il proprio dissenso. In una seduta in cui il Ftse Mib registrava un timido rialzo dello 0,6%, Leonardo ha invece imboccato una decisa traiettoria negativa, perdendo oltre il 4% e toccando quota 56,62 euro per azione. Un crollo verticale che racconta più di mille parole: l’azzeramento di una strategia in atto, quando i numeri parlavano chiaro, viene letto come un azzardo politico più che come una scelta industriale. Sebbene Equita abbia notato come Mariani garantisca “una certa continuità” essendo stato in passato condirettore generale del gruppo, resta il fatto che il progetto “Michelangelo Dome” – fortemente voluto da Cingolani – ora pende in un limbo di verifiche, con prospettive ancora tutte da definire.

Enav e il quadro generale: il risiko delle poltrone si fa sentire

Non va meglio per Enav, dove il rinnovo è totale: alla presidenza arriva Sandro Pappalardo (proveniente da Ita Airways) mentre Igor de Biasio assume il ruolo di amministratore delegato, raccogliendo l’eredità di Pasqualino Monti. Anche qui, il titolo ha subito una flessione, seppur meno violenta di quella di Leonardo, con un -0,46% che conferma la tendenza generale del giovedì nero per le partecipate. Queste mosse si inseriscono in una tornata di nomine da record: stando ai dati elaborati dal centro studi CoMar, sono ben 842 gli incarichi in scadenza, distribuiti su 155 società, per un giro di ricavi che supera i 206 miliardi di euro. Un’enorme macchina organizzativa che muove 16,5 miliardi di utili e oltre 288mila dipendenti, dove ogni sedia occupa un posto preciso nell’equilibrio di potere tra i palazzi della politica. L’obiettivo dichiarato, attraverso i comunicati del ministro Giorgetti che ringrazia i vertici uscenti, è quello di augurare buon lavoro ai nuovi entrati, ma lo spread tra le intenzioni della politica e le reazioni della borsa, in questo caso, sembra essersi pericolosamente allargato.

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