Leonardo, il ritorno di Mariani dopo l’addio (contestato) a Cingolani: via al nuovo vertice
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Redazione Economia
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Nel silenzio surreale che spesso avvolge i cambi di guardia ai vertici del potere economico italiano, si è consumato il passo indietro – o meglio, il passo di lato – di Roberto Cingolani. Il fisico, che tre anni fa era stato voluto personalmente dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per guidare il colosso della difesa Leonardo, ha lasciato ufficialmente la poltrona di amministratore delegato senza che al gesto sia seguita alcuna giustificazione pubblica da parte di chi quella sostituzione l’ha voluta. Una transizione, quest’ultima, avvenuta nonostante il malumore, solo in parte nascosto, del ministro della Difesa Guido Crosetto, il quale avrebbe preferito non interrompere l’esperienza di un manager che, a prescindere dalle valutazioni politiche, aveva consegnato al gruppo un portafoglio ordini da record. Così, mentre Cingolani salutava gli analisti con un asciutto “Now for me it’s time to go” prima di prendere la sua moto per un giro in Europa, la macchina organizzativa dello Stato azionista (attraverso il Tesoro) ha messo in moto il piano B.
Il rientro di Mariani e il ruolo di Cutillo
È toccato quindi a Lorenzo Mariani raccogliere un’eredità pesante, e lui stesso ha voluto definirla, nel primo messaggio rivolto ai dipendenti dopo la riunione del nuovo consiglio di amministrazione, come un «ritorno» piuttosto che come un inizio. Mariani, infatti, sottolinea di essere tornato nell’azienda «in cui mi sono formato e in cui sono cresciuto», quasi a voler rassicurare i mercati sulla continuità di una strategia che aveva già contribuito a scrivere ai tempi del suo precedente incarico. Ma il passaggio di consegne, formalizzato lo scorso giovedì in assemblea, non si è limitato alla nomina del solo amministratore delegato. Il consiglio di amministrazione, riunitosi per la prima volta sotto la presidenza di Francesco Macrì, ha infatti approvato un nuovo assetto organizzativo del gruppo, segnando un’evoluzione rispetto al modello monocratico che aveva caratterizzato (seppur con alcune eccezioni) la gestione Cingolani.
Non solo Mariani, quindi, come già anticipato nelle settimane precedenti, ma anche una ridistribuzione delle deleghe che mira a blindare il comparto operativo. Il consiglio ha deliberato la creazione di una nuova Direzione Generale, affidata direttamente a Gian Piero Cutillo, che fino a ieri era a capo della Divisione Elicotteri. Cutillo, la cui nomina a condirettore generale era stata ampiamente pronosticata dagli analisti del settore aerospaziale, avrà un rapporto diretto con il nuovo Ceo. Una mossa, questa, interpretabile come un tentativo di preservare la “saggezza industriale” interna, evitando che l’avvicendamento ai piani alti del palazzo romano possa disperdere le competenze maturate nei distretti produttivi più redditizi del gruppo, in particolare quelli lombardi.
L’eredità conti e la prudenza di Cingolani
A complicare ulteriormente la transizione, però, c’è la pressione sui numeri. Negli ultimi giorni del suo mandato, Cingolani ha presentato i risultati del primo trimestre del 2026, che hanno letteralmente superato le aspettative degli analisti: ricavi per 4,4 miliardi di euro e un utile netto adjusted balzato del 60%, portandosi a 184 milioni di euro. Un risultato, quest’ultimo, che avrebbe permesso di alzare le previsioni annuali (la cosiddetta guidance). Eppure, con un gesto che sa molto di messaggio politico lasciato ai posteri, l’ormai ex amministratore delegato ha scelto di non toccare quegli obiettivi. «Per correttezza» ha dichiarato durante la conference call con gli investitori, lasciando al successore l’onere – o l’onere – di decidere se e quanto rivedere al rialzo le stime.
Cingolani ha anche voluto lanciare un monito, appena velato dal consueto garbo accademico, avvertendo che una «deviazione dal piano» potrebbe rivelarsi «dannosa per il successo futuro di Leonardo». Parole pesanti, se si considera che il manager uscente ha trascorso tre anni a ripulire il portafoglio ordini (ora arrivato a 57 miliardi) e a spingere l’azienda verso una dimensione tecnologica più legata al “byte” che al solo “bullone”. Tuttavia, la compagine di governo, nell’esercizio della sua quota del 30,2% (seppur l’approvazione della lista sia passata per un soffio, con appena il 50,1% dei voti in assemblea), ha preferito affidarsi a un profilo ritenuto più “sicuro” sul fronte dei programmi militari tradizionali, come appunto Mariani, ex ufficiale della Marina militare.
Assetti operativi e conferme finanziarie
Mentre il mondo della difesa osserva, i primi atti del nuovo corso sono già stati scritti nei registri contabili e nei mansionari. Se Mariani avrà la delega piena sulla gestione operativa, sono state riservate al presidente Macrì – figura di garanzia e legame con il Tesoro – specifiche competenze in materia di Affari Istituzionali, Relazioni Internazionali e Sicurezza di Gruppo. Un perimetro ben definito che ridisegna i confini del potere interno. Dall’altra parte della scrivania, la continuità economico-finanziaria è stata garantita da un’altra conferma: Giuseppe Aurilio resta al suo posto come Chief Financial Officer e dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili. La sua permanenza, unita a quella di Cutillo, suggerisce che, nonostante la scossa ai vertici politici, il management incaricato di far funzionare i numeri e le linee di produzione resterà al proprio posto.
L’impressione, scorrendo le carte depositate in questi giorni, è che Leonardo abbia appena cambiato il motore in corsa su un’auto che viaggia a velocità sostenuta. I portafogli ordini piacciono, la redditività sale, eppure l’elemento più affascinante – e forse più inquietante – resta quello psicologico: la rottura tra un governo che non spiega e un manager che non chiede, interrotta solo dal rumore dei comunicati stampa del cda. Se Cingolani se n’è andato invocando una maggiore fiducia nell’identità tecnologica dell’azienda, Mariani avrà ora il compito di dimostrare, senza scuse e con i fatti, che quel “ritorno a casa” è davvero ciò di cui il gruppo aveva bisogno.




