Leonardo, gli ordini a 9 miliardi ( 31%) e l’addio di Cingolani: a Mariani la sfida della “concorrenza”
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Redazione Economia
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Non è stato solo l’ultimo atto della gestione di Roberto Cingolani, ma anche la consegna di un testamento industriale scritto con numeri da record: il primo trimestre del 2026 si è chiuso con ordini per 9 miliardi di euro, in crescita del 31 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre l’utile netto adjusted è balzato a 184 milioni (+60%) su ricavi saliti a 4,4 miliardi. A spingere questi indicatori – presentati alla vigilia dell’assemblea che ha ufficializzato il passaggio di consegne – è stata soprattutto la divisione Elettronica per la Difesa, sebbene i poli liguri di Sestri Ponente, La Spezia e Torre Fiumara abbiano dato il loro contributo nel comparto cyber e sicurezza. La fotografia del gruppo della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza è quella di una macchina da guerra finanziaria (mai termine fu più calzante) che viaggia a doppia cifra, con un portafoglio ordini che ha superato quota 56 miliardi, assicurando una copertura produttiva superiore ai due anni e mezzo.
L’eredità di Cingolani e il “non” tema della continuità
Nel suo congedo, l’ormai ex amministratore delegato ha voluto tracciare una linea netta: «La continuità non è un tema, la strada è tracciata»; una frase, quest’ultima, che suona quasi come un avvertimento per il successore Lorenzo Mariani, il quale arriva alla guida dopo una lunga gavetta nell’orbita dell’ex Finmeccanica e, più recentemente, come ceo di Mbda Italia. Cingolani ha parlato chiaramente di un unico tema centrale per il futuro – la “concorrenza” – e ha escluso che la sfida sia legata alla continuità manageriale. E anzi, ha lasciato volutamente in sospeso un’importante decisione strategica: nonostante i risultati del trimestre offrissero ampi presupposti per rivedere al rialzo la guidance del 2026, l’ha fatto solo dopo aver passato il testimone. «Per correttezza», ha spiegato rivolgendosi agli analisti, ha preferito lasciare questa scelta al nuovo vertice, dimostrando quel rispetto delle forme che ha caratterizzato il suo mandato triennale.
Numeri da predatore e il debutto di Iveco Defence Vehicles
A rendere ancor più si i conti, contribuendo all’impennata del portafoglio ordini verso i 57 miliardi, è stato il consolidamento del business di Iveco Defence Vehicles (Idv). L’acquisizione, finalizzata lo scorso marzo per un valore di circa 1,6 miliardi, ha già iniziato a far sentire il suo peso nell’attivo del gruppo e ne rafforza il ruolo di Original Equipment Manufacturer nel settore della difesa terrestre. D’altra parte, però, questa operazione ha avuto un impatto anche sul lato opposto del bilancio: l’indebitamento finanziario netto è salito a 3 miliardi di euro, un incremento del 44 per cento che riflette proprio l’esborso per l’operazione. Ciononostante, il flusso di cassa operativo ha mostrato un assorbimento minore (-411 milioni, in miglioramento del 29%), segno che la macchina operativa del gruppo guidato da Cingolani aveva ormai raggiunto una fluidità notevole.
L’era Mariani: un passaggio di consegne senza scossoni
se Cingolani chiude la sua esperienza sottolineando che «il sogno di una Leonardo di livello mondiale» è a portata di mano, per Lorenzo Mariani si apre ora la fase più complessa: gestire un colosso che ha cambiato passo – il titolo in Borsa è passato da 10 euro e mezzo a oltre 54 durante il triennio dell’ad uscente – e che deve tenere il passo in uno scenario geopolitico infuocato. E proprio sul tema della concorrenza globale, l’eredità lasciata dall’ingegnere-scienziato è chiara: se Leonardo saprà diventare una compagnia globale della sicurezza, potrà essere un riferimento per generazioni. Le premesse, a giudicare dal +33% dell’Ebita (281 milioni) e dal balzo degli ordini, ci sono tutte. L’assemblea degli azionisti, convocata per ratificare il rinnovo del consiglio di amministrazione, ha di fatto sancito un passaggio che Cingolani e Mariani avevano preparato nei dettagli lavorando fianco a fianco per oltre due anni, senza lasciare spazio a strappi o a improvvisazioni sul campo minato della difesa europea.




