Leonardo, il testamento di Cingolani: «Con Mariani la strada è tracciata»
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Redazione Economia
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Per l’ultima volta, Roberto Cingolani ha affrontato gli analisti con il microfono acceso e il countdown già scaduto. L’ingegnere, che in tarda mattinata aveva appena consegnato ai mercati i conti del primo trimestre, ha di fatto utilizzato la conferenza stampa come una cerimoniale quanto sostanziale passerella d’addio. La notizia, in questo caso, non era solo il dato economico – per quanto impressionante – ma la cornice politica e industriale in cui quel dato veniva incassato. Con l’assemblea del 7 maggio che sancirà l’ingresso ufficiale di Lorenzo Mariani, il fisico uscente ha voluto fugare ogni dubbio sul futuro: «Ha lavorato nell’azienda per moltissimi anni, abbiamo collaborato per quasi due anni e conosce molto bene il personale e la struttura». Nessuna ansia da continuità, insomma, perché "la strada è già stata tracciata" e Mariani – che Cingolani conosce bene – sa perfettamente dove mettere i piedi in un gruppo da oltre 31 miliardi di capitalizzazione.
Numeri da record e l’eredità pesante del trimestre
Se Cingolani ha potuto permettersi un tono disteso, lo deve ai fogli excel che aveva davanti. Il trimestre si è chiuso con un utile netto adjusted balzato a 184 milioni di euro: un +60% che ha polverizzato le stime e mandato il titolo in Borsa su del rialzo oltre le previsioni. Gli ordini hanno raggiunto quota 9 miliardi (in crescita del 31%), mentre i ricavi si sono attestati a 4,4 miliardi, spinti in particolare – ce lo si aspetterebbe – dall’Elettronica per la Difesa. Eppure, in questo clima di festa contabile, c’è un gesto che vale più di ogni numero: Cingolani ha deliberatamente rinunciato ad alzare la guidance del 2026. «Per correttezza», ha spiegato, abbiamo lasciato questa valutazione al prossimo amministratore delegato. Un atto di fiducia, o forse una leva silenziosa, che consegna a Mariani il coltello dalla parte del manico: potrà essere lui a tagliare il traguardo, incassando il merito di un miglioramento che l’ex ad ha reso possibile.
Le sfide nascoste nel passaggio di consegne
Non tutto però è in discesa, e Cingolani – pur abbandonando la scena – ha voluto lasciare sul tavolo le spine. La sfida per il nuovo management, ha ammesso rispondendo a un analista, è la solita doppia lama che affligge i colossi della difesa: la concorrenza e il *time-to-market*. La prima, feroce, impone di correre più veloci dei rivali europei e americani; la seconda, sottile, riguarda la capacità di trasformare i miliardi di ordini in consegne rapide, specialmente in queste fasi geopolitiche frenetiche. A rendere il testimone ancora più complesso ci pensa poi l’indebitamento, lievitato a 3 miliardi (+44%) proprio per l’acquisizione strategica di Iveco Defence Vehicles, un’operazione da 1,6 miliardi che – se da un lato completa l’offerta di Leonardo nella difesa terrestre – dall’altro espone il gruppo a una gestione finanziaria più delicata nei prossimi mesi.
L’importanza del tessuto ligure e la quiete prima della tempesta
A guardare i dettagli del report, emerge anche il peso specifico del territorio. I buoni risultati arrivano infatti dai poli liguri, racconta il dossier, con gli stabilimenti di Sestri Ponente e La Spezia che trainano l’elettronica, mentre il sito di Torre Fiumara a Genova spinge il comparto cyber e sicurezza. In questa geografia industriale, la "rivoluzione silenziosa" voluta da Palazzo Chigi (e dalla premier Giorgia Meloni in persona) sembra voler procedere senza strappi, nonostante qualche mal di pancia politico, a cominciare da quello manifestato dal ministro della Difesa Guido Crosetto. Cingolani se ne va "senza aver ricevuto spiegazioni" della brusca sostituzione, secondo le cronache, ma con la consapevolezza di lasciare una macchina da guerra – economica – perfettamente oliata. A Mariani, ora, l’onere e l’onore di non far deragliare il convoglio, sapendo che la vera prova non sarà mantenere la rotta, ma gestire il peso di un'eredità così ingombrante senza subirne la schiacciante gravità.




