Leonardo, conti in forte crescita nel primo trimestre 2026. Cingolani lascia l’eredità di un utile balzato del 60%
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Redazione Economia
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Il gruppo Leonardo ha chiuso i primi tre mesi del 2026 con una performance a doppia cifra che, a guardare i numeri diffusi martedì 5 maggio dal consiglio di amministrazione, non lascia spazio ad ambiguità: ordini ed Ebitda viaggiano entrambi ben oltre il 30% di incremento. Nel dettaglio, gli ordini hanno raggiunto i 9 miliardi di euro – segnando un +31% – mentre l’Ebitda si è attestato a 281 milioni, equivalente a un +33% su base annua. Un risultato che, unito all’utile netto rettificato balzato del 60% (fermo a 184 milioni), restituisce l’immagine di una macchina industriale in piena efficienza. I ricavi, pure in crescita, hanno toccato i 4,4 miliardi (+6,9%) e il flusso di cassa ha mostrato un deciso miglioramento, sebbene il dato assoluto non sia stato dettagliato.
L’effetto Cingolani e la gestione ordinaria dei conti
Si può tranquillamente affermare che l’ex amministratore delegato, Roberto Cingolani – non più confermato alla guida del gruppo dal governo Meloni proprio all’inizio del mese scorso – abbia lasciato una situazione patrimoniale più che in ordine. La sua eredità, numeri alla mano, parla di una crescita trasversale: l’EBITA, indicatore che proprio Cingolani aveva sempre monitorato con attenzione, è infatti in sensibile aumento in tutti i settori di business. A trainare il dato sono state in particolare le performance dell’Elettronica per la Difesa – nonostante un effetto cambio negativo che ne ha lievemente frenato l’impeto – oltre agli Elicotteri e all’Aeronautica. Non è un caso che la guidance per l’intero 2026 sia stata confermata, segnale di una continuità operativa che prescinde dai cambi al vertice.
Piazza Affari e il contesto globale: Trump spinge le Borse
L’impatto di questi conti sul titolo Leonardo, in una seduta di Piazza Affari aperta all’insegna degli acquisti, va letto però all’interno di un quadro più ampio. Le ultime dichiarazioni di Donald Trump – che, ormai stabilmente alla Casa Bianca da più di un anno, ha parlato di «forti progressi» nei colloqui con l’Iran – hanno fornito un chiaro impulso al sentiment degli investitori europei. La reazione non si è limitata al Vecchio Continente: anche in Asia la seduta è stata caratterizzata da un deciso rialzo, con il Kospi sudcoreano a segnare un rally del 7% che lo ha portato per la prima volta oltre la soglia dei 7mila punti. Un contesto, questo, che favorisce titoli come Leonardo, la cui natura duale (difesa e aerospazio) la rende sensibile tanto alle tensioni geopolitiche quanto alle loro possibili distensioni.
Il peso dell’Elettronica per la Difesa e l’effetto cambio
Entrando nel dettaglio dei settori, va sottolineato come l’incremento dell’EBITA sia stato generalizzato ma non uniforme. L’Elettronica per la Difesa ha fornito il contributo più rilevante, anche se il già citato effetto cambio – probabilmente legato all’andamento del dollaro rispetto all’euro – ne ha parzialmente eroso la redditività. Gli Elicotteri hanno invece mostrato una progressione solida, sostenuta da commesse sia civili sia militari, mentre l’Aeronautica ha beneficiato della naturale ciclicità dei programmi di lungo periodo. Leonardo, insomma, conferma la sua natura di polo tecnologico nazionale con una proiezione internazionale che, nei fatti, la rende meno vulnerabile alle oscillazioni della domanda interna.
Ordini a 9 miliardi e la tenuta della guidance
Il dato forse più significativo resta quello degli ordini: 9 miliardi in un solo trimestre rappresentano un volume che molti concorrenti europei faticherebbero a eguagliare in sei mesi. E l’aumento del 31% rispetto al 2025 non è frutto di commesse una tantum, bensì di una pipeline che appare ben alimentata. La conferma della guidance annuale – circostanza che induce gli analisti a rivedere al rialzo alcune stime – suggerisce che la direzione aziendale, pur in assenza di Cingolani, considera questi risultati strutturali e non episodici. L’utile netto rettificato a 184 milioni, con quel +60% che stride piacevolmente con la prudenza tipica del settore, chiude infine il quadro di una trimestrale che ha pochi precedenti recenti nella storia del gruppo.




