Leonardo, l’addio di Cingolani affonda il titolo in Borsa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A Piazza Affari, il gigante della difesa e dell’aerospazio Leonardo ha aperto le contrattazioni in netto ribasso, cedendo oltre il 5% nei primi minuti dopo una serie di indiscrezioni – sempre più insistenti – relative a un avvicendamento ai vertici dell’azienda. Il tutto mentre il Ftse Mib mostrava una timida tenuta, quasi a sottolineare la natura specifica, e non sistemica, del venditore che ha preso di mira il titolo. La voce, destinata a trasformarsi in una vera e propria debacle finanziaria, riguarda la presunta decisione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di non riconfermare l’attuale amministratore delegato Roberto Cingolani, ingegnere genovese che aveva preso le redini del gruppo in un contesto già complesso per le tensioni internazionali e l’impennata della spesa militare.

La mancata conferma e il retroscena del Corriere

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il governo avrebbe già comunicato a Cingolani – il quale, va ricordato, è stato una figura chiave nella transizione tecnologica dell’ex Finmeccanica – che il suo nome non troverà posto nella lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione. Una comunicazione avvenuta negli ultimi giorni, seppur senza un formale annuncio pubblico, che ha gettato nello sconcerto gli osservatori del settore. D’altronde, la partita dei vertici delle partecipate statali è sempre stata un terreno minato per gli equilibri di potere romani, e questa volta la posta in gioco appare persino più alta: il Ministero dell’Economia e delle Finanze si appresta a gestire un numero record di 842 nomine, distribuite su 155 società controllate o partecipate. Una tornata senza precedenti, che rischia di trasformare ogni singolo cambio di poltrona in un terremoto per gli investitori.

Il profilo del possibile successore: Lorenzo Mariani in pole

A dettare l’agenda dei rumor è ora il nome del più probabile successore: Lorenzo Mariani, attuale amministratore delegato di Mbda Italia – la joint venture tra Leonardo, Bae Systems e Airbus per i missili – nonché ex co-general manager dello stesso gruppo Leonardo. Mariani, figura di lungo corso nel comparto, rappresenterebbe una scelta di continuità tecnica, ma il mercato, si sa, non ama le incertezze: il crollo del titolo racconta proprio questa difficoltà a prezzare un futuro che, improvvisamente, è diventato opaco. La perdita secca del 4,16% sul valore precedente – un dato che per un colosso come Leonardo significa centinaia di milioni di euro di capitalizzazione evaporati in poche ore – testimonia la reazione viscerale degli operatori di fronte a una notizia ancora non ufficializzata.

I numeri della seduta e la forza relativa del titolo

Eppure, se si guarda al quadro tecnico di breve periodo, la holding italiana dell’aeronautica conserva una certa appetibilità: il confronto con l’indice generale, su base settimanale, evidenzia una maggiore forza relativa, segno che i compratori non hanno del tutto abbandonato la nave. La prima area di resistenza è stata individuata dagli analisti a quota 60,87 euro; e finché il prezzo si manterrà in prossimità di questi livelli, la correzione potrebbe restare un incidente di percorso. Ma la girandola di poltrone – quella che si sta già innescando tra le società controllate dal Tesoro – rischia di alimentare una volatilità difficile da gestire. Da Leonardo alle altre partecipate, il messaggio che arriva dalla politica è chiaro: si cambia, e si cambia in fretta, anche a costo di far tremare le quotazioni.

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