Leonardo, l’addio di Cingolani e quel titolo che trema in attesa delle liste del Tesoro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non bastava la fibrillazione generata dai dazi o dalle tensioni sui tassi, a Piazza Affari c’è un’altra variabile che sta facendo tremare gli investitori, ed è interamente politica. Il gruppo Leonardo, colosso della difesa e dell’aerospazio saldamente controllato dal Tesoro, ha subito una nuova seduta di ribassi, con il titolo che ha lasciato sul terreno quasi due punti e mezzo percentuale. Se si allarga lo sguardo al quadro settimanale, emerge una fotografia impietosa: l’azienda ex Finmeccanica sta faco peggio del mercato di riferimento, vittima di una forza relativa in caduta libera. Lo scenario tecnico, a guardare i grafici, mostra un ampliamento preoccupante della trendline discendente, con il prezzo che mette alla prova il supporto collocato a 55,82 euro mentre l’area di resistenza, ormai lontana, si attesta a quota 56,95.

L’effetto domino delle indiscrezioni sul vertice

A spingere i venditori non è solo un giudizio sui conti – che anzi restano solidi – ma l’incertezza radicale sulla governance. In queste ore, il governo sta valutando un possibile avvicendamento alla guida della società, con l’attuale amministratore delegato Roberto Cingolani, ex ministro per la Transizione ecologica, dato in netto bilico. La decisione, che arriverà a breve vista la scadenza tassativa del 13 aprile per la presentazione delle liste da parte del Ministero dell’Economia, rischia di stravolgere gli equilibri industriali proprio mentre la corsa alle commesse belliche in Europa scalda i motori. D’altronde, il titolo – che dall’inizio del conflitto in Ucraina aveva messo a segno un rally da record con un +780%, salendo del 35% solo nell’ultimo anno – ha iniziato a vacillare dopo aver toccato il picco sopra i 64 euro lo scorso 18 marzo, e ora paga l’effetto delle voci di corridoio.

Il risiko delle poltrone e il pressing su Crosetto

La situazione è resa ancora più fluida dal giallo sui nomi. Secondo le ultime ricostruzioni, l’uomo indicato come favorito per la successione sarebbe Lorenzo Mariani, attuale amministratore delegato di Mbda Italia, una figura che vanta una profonda conoscenza delle dinamiche del settore. Lo stesso ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha rilasciato dichiarazioni che alimentano l’ipotesi, ricordando come Mariani fosse già stato proposto dallo stesso Crosetto tre anni fa. "Non so chi sceglierà il Mef – ha detto il ministro – ma sarà una persona adatta", aggiungendo, con una punta di ironia, che "lo chiedete a uno che tre anni fa lo aveva proposto". Eppure, nonostante le premesse e i buoni uffici del ministro, qualche fonte interna ai ragionamenti di maggioranza suggerisce che la partita non sia affatto chiusa, con la successione che resta appesa a un filo in attesa del verdetto finale del Tesoro.

La reazione del mercato tra vendite europee e dossier aperti

Leonardo, in questa fase, non naviga comunque da sola. Il calo di oggi si inserisce in una più ampia flessione dei titoli della difesa del Vecchio Continente, con i listini di Francoforte (Rheinmetall), Londra (Bae Systems) e Parigi (Thales e Dassault) che mostrano la stessa debolezza. È una correzione fisiologica dopo un biennio di performance stellari, ma a pesare sul sentiment, nel caso specifico di Leonardo, è l’assenza di certezze sul timone. Chi prenderà il posto di Cingolani? E, soprattutto, il nuovo vertice darà seguito ai maxi-progetti avviati, a partire dal programma “Michelangelo Dome” che tanto ha fatto discutere? Gli investitori, in attesa di conoscere i nomi che comporranno la lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione – in scadenza il 13 aprile – hanno scelto la prudenza, dismettendo le azioni e portando a casa profitti, in attesa di capire se il terremoto ai vertici sarà una scossa di assestamento o l’inizio di una nuova era.

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