Poste, il Tesoro scommette sulla continuità: Rovere presidente e Del Fante ad nel risiko delle partecipate
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il risiko delle partecipate pubbliche, una partita che si gioca tradizionalmente davanti a calendari serrati e spartizioni neanche troppo velate, entra nel vivo con una mossa che non ammette strappi. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha depositato la lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Poste Italiane, scegliendo la linea della continuità proprio nel momento in cui il gruppo guidato da Matteo Del Fante – che di queste nomine è il grande protagonista – si appresta a digerire un’operazione epocale come l’acquisizione di Tim. L’assemblea dei soci è stata convocata per il 27 aprile, e in quell’occasione, salvo sorprese dell’ultimo minuto, la governance dell’ex monoposto postale sarà ufficialmente rinnovata senza rivoluzioni.
La doppia conferma al vertice e il peso dello zoccolo duro
A fare la parte del leone, nella lista depositata dal Tesoro, è proprio la riconferma del tandem al vertice. Silvia Rovere, figura già nota negli ambienti finanziari per la sua esperienza nei mercati, è stata designata alla presidenza, mentre a Matteo Del Fante viene affidato un nuovo mandato da amministratore delegato. Una scelta, quella del Mef, che non lascia spazio a interpretazioni ambigue: l’azionista pubblico, che controlla il gruppo per il 29,26% in maniera diretta e per un ulteriore 35% attraverso Cassa Depositi e Prestiti (arrivando così a una manciata di punti sotto il 65%), intende blindare la gestione operativa in una fase delicatissima.
Accanto ai due vertici, nella compagine figurano poi i nomi di Wanda Ternau, Salvatore Muscarella, Francesco Scacchi e Olga Cuccurullo, chiamati a coprire i posti di consigliere. Si tratta di una squadra che, se approvata dall’assemblea, avrà il compito di governare una macchina che ormai non si occupa piú solo di lettere e pacchi, essendosi trasformata in una conglomerata che spazia dalla finanza all’energia, fino alla logistica più avanzata.
Il contesto del risiko e le manovre sugli altri fronti
Questa operazione su Poste rappresenta però solo il primo tassello di un puzzle molto più grande. La primavera del 2026 è la stagione calda dei rinnovi per le società controllate dallo Stato, e se a Piazza Affari l’attenzione è concentrata sul colosso guidato da Del Fante, dietro le quinte si muovono già le pedine per Eni, Enel, Leonardo e Terna. Sebbene per questi gruppi le carte siano ancora in fase di definizione, il modus operandi del governo sembra essere lo stesso già applicato per le Poste: dove possibile, si procede con la conferma dei manager uscenti, garantendo stabilità in un contesto economico globale reso già incerto dalla rielezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti.
Nelle altre stanze del potere si discute, ad esempio, del futuro di Claudio Descalzi in Eni o di Flavio Cattaneo in Enel, ma la sensazione è che nessuno voglia forzare la mano fino a rompere l’equilibrio. Per Poste, invece, il dado è tratto. La scelta di blindare Del Fante, del resto, arriva mentre lui stesso è impegnato a gestire l’integrazione di Tim, un’acquisizione da oltre 10 miliardi che cambierà per sempre il panorama delle telecomunicazioni italiane.
Una governance blindata per una fase complessa
Depositando la lista nell’ultimo giorno utile, il Tesoro ha quindi evitato il rischio di un “buco” nella gestione. La comunicazione ufficiale è arrivata con una semplice nota, priva di enfasi retorica, nella quale il ministero si è limitato a ringraziare i consiglieri uscenti per il lavoro svolto, augurando buon lavoro ai nuovi. Un gesto asciutto, quasi burocratico, che però cela la volontà precisa di non disperdere il capitale umano e strategico accumulato in questi anni.
Nei palazzi romani, del resto, la lezione è stata imparata: in momenti di incertezza economica e di conflitti commerciali globali, toccare i vertici di un’azienda strategica come Poste Italiane poteva rivelarsi un azzardo. Con la lista depositata, l’attenzione si sposta ora al voto del 27 aprile, che per quanto riguarda la lista di maggioranza si preannuncia come una pura formalità. La partita vera, quella per le quote di minoranza e per gli equilibri nei consigli delle altre partecipate, è solo rimandata a dopo Pasqua.




