Poste, il Tesoro punta sulla continuità. Del Fante verso il quarto mandato mentre il risiko delle nomine si sposta su Leonardo ed Eni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La lunga vigilia è terminata, e il primo tassello del puzzle delle grandi nomine pubbliche è andato a posto proprio allo scoccare dell’ultimo giorno utile. Il ministero dell’Economia e delle Finanze, che controlla direttamente il 29,26% di Poste Italiane e una fetta aggiuntiva del 35% attraverso Cassa Depositi e Prestiti, ha depositato la lista per il rinnovo degli organi sociali in vista dell’assemblea del 27 aprile. Come ampiamente preventivato dagli addetti ai lavori, la scelta è caduta sulla continuità più assoluta: Silvia Rovere è stata riconfermata alla presidenza, mentre a Matteo Del Fante – il manager in sella dal 2017 – è stato assicurato quello che rappresenta il suo quarto mandato alla guida operativa del colosso logistico e finanziario.

La sfida Tim come vero banco di prova per la governance di Poste

La decisione di blindare Del Fante non è certo un atto dovuto, se si considera la delicatezza del momento che l’azienda sta attraversando. L’operazione più imponente nel mirino del gruppo è l’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata su Tim a marzo, un affare da oltre 10 miliardi di euro che ridisegnerebbe gli assetti delle telecomunicazioni italiane. La lista depositata dal Tesoro – completata dai nomi di Wanda Ternau, Salvatore Muscarella, Francesco Scacchi e Olga Cuccurullo – non ha lasciato spazio a strappi o sorprese, suggellando un’alleanza di fatto tra l’azionista pubblico e il management uscente per garantire alla catena di comando la stabilità necessaria in una fase così complessa. Si chiude così, con una semplice (ma pesantissima) telefonata tra i vertici della coalizione di governo, il primo round di quello che promette di essere un autunno caldo per le poltrone delle società partecipate.

Eni, Enel e l’effetto domino: chi sale e chi scende nel risiko delle poltrone

Se per Poste il futuro è già scritto, i riflettori si spostano immediatamente sugli altri giganti del sistema Paese. L’attenzione è altissima su Leonardo, il gruppo della difesa che sta vivendo una fase di trasformazione cruciale. L’attuale amministratore delegato, Roberto Cingolani, pur avendo dalla sua parte i numeri di una crescita esponenziale della capitalizzazione, vede il suo futuro meno blindato rispetto a quello del collega delle Poste; fonti di stampa parlano di un asse tra la presidente del Consiglio e il ministro della Difesa per trovare una quadra, con possibili outsider pronti a subentrare come Pierroberto Folgiero o Alessandro Ercolani. Diverso il discorso per il comparto energetico: in Eni, Claudio Descalzi veleggia spedito verso il quinto mandato, forte della sua esperienza in un contesto geopolitico dominato dalle tensioni internazionali, mentre in Enel si prepara il bis per Flavio Cattaneo con Paolo Scaroni.

La partita delle quote di genere e il lungo elenco dei rinnovi minori

Non mancano, in questo gran valzer di nomi, le variabili legate agli equilibri politici e alla rappresentanza femminile. Un caso particolare è rappresentato da Terna, dove l’amministratore delegato Giuseppina Di Foggia – unica donna alla guida di una grande partecipata e rivendicata come tale dalla premier Meloni – potrebbe essere riconfermata, anche se sul suo nome circola l’ipotesi di un avvicendamento con Pasqualino Monti, attualmente ai vertici di Enav. Superata la scadenza di Pasqua, il meccanismo delle nomine si allargherà a macchia d’olio coinvolgendo le società minori: si va dalla conferma di Pietro Ciucci per lo Stretto di Messina fino ai vertici di Sport e Salute e alle Authority di settore come Consob e Antitrust, dove le caselle ancora vuote alimentano trattative serrate tra i partiti di maggioranza.

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