Elezioni in Veneto, Stefani guida la nuova giunta e parte il risiko per le nomine
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Redazione Interno
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Con il conteggio dei voti ormai definitivo, in attesa soltanto del formale via libera della Corte d'Appello, si delinea con precisione la geografia politica del nuovo Consiglio regionale del Veneto, che vedrà Alberto Stefani, il quale ha evitato di definirsi ex presidente, alla guida della giunta. Quarantanove saranno i consiglieri, un numero che comprende, oltre allo stesso Stefani e al candidato del centrosinistra Giovanni Manildo, trentuno neoeletti e dodici rieletti, ai quali si aggiungono sei assessori della gianza Zaia che ritornano in Aula. Un mosaico complesso, la cui composizione, frutto di un lavoro di preparazione durato mesi se non addirittura anni, ha immediatamente fatto scattare, un minuto dopo la chiusura delle urne, il cosiddetto toto-nomi per le deleghe più ambite.
I numeri dell'aula e il peso del territorio vicentino
La Lega, come era largamente atteso, si è aggiudicata diciannove seggi, un risultato solido che le conferma la leadership, mentre Partito Democratico e Fratelli d'Italia si fermano ciascuno a nove rappresentanti. A dare un'impronta significativa all'assemblea regionale contribuirà in modo particolare la provincia di Vicenza, che potrà contare su ben nove consiglieri. Di questi, cinque appartengono allo schieramento di centrodestra e tre a quello di centrosinistra, una rappresentanza che, considerando il loro peso specifico, potrebbe influenzare non poco gli equilibri interni e le future scelte dell'esecutivo.
Le sorprese e i big sconfitti
Le elezioni hanno riservato esiti sorprendenti, raccontando storie di chi è riuscito a entrare in Consiglio con un pugno di voti e di chi, al contrario, è rimasto escluso nonostante migliaia di preferenze. Tra i nomi più illustri che non hanno superato lo scoglio del voto figurano Ciambetti, Villanova, Camani e Joe Formaggio, personaggi di primo piano che dovranno quindi guardare ai lavori dell'aula da fuori. Una dinamica, questa, che sottolinea la natura imprevedibile delle urne, le quali hanno premiato in modo straordinario Luca Zaia, il quale ha ottenuto uno storico record di preferenze da capolista, superando i duecentomila voti complessivi.
Le reazioni oltre i confini regionali
La riuscita elettorale della Lega in Veneto, dove Stefani è stato descritto come "il presidente della Lega", ha generato soddisfazione anche a livello nazionale. Come ha dichiarato Durigon, l'orgoglio per il risultato veneto si unisce a quello per la crescita del partito nelle regioni del Sud, dove si è registrato un incremento costante dei consensi, arrivando a toccare l'otto per cento in Puglia e picchi del nove in Calabria. Un quadro che, nel suo complesso, delinea un partito radicato al Nord ma con ambizioni di espansione territoriale sempre più concrete.




