Poste Italiane, il Mef scommette sulla continuità. Rovere presidente e Del Fante ad in vista dell’assemblea di aprile.

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il risiko della primavera 2026 per i vertici delle partecipate pubbliche, una partita che si gioca sugli equilibri di potere tra i palazzi della politica e della finanza, si è aperta ufficialmente con una mossa che di sorprendente ha ben poco, anzi: il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha depositato la lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Poste Italiane, scegliendo la linea della stabilità più assoluta. In un contesto economico globale che, complice anche il ritorno di Trump alla Casa Bianca e le conseguenti turbolenze sui mercati, spinge il governo a blindare le aziende ritenute strategiche, il Tesoro ha indicato Silvia Rovere per la presidenza e riconfermato Matteo Del Fante come amministratore delegato. La decisione, ampiamente anticipata nei corridoi di via XX Settembre e a Palazzo Chigi, arriva a poche settimane dall’assemblea dei soci convocata per il prossimo 27 aprile, un appuntamento che, dopo questo annuncio, si prospetta come una pura formalità burocratica.

La forza dell’azionista di maggioranza e i nuovi ingressi nel cda

La lista presentata dal Mef non si limita, tuttavia, a confermare i due vertici principali, ma delinea un consiglio che, pur nella continuità, immette nuove energie. Accanto a Rovere e Del Fante, figurano infatti i nomi di Wanda Ternau, Salvatore Muscarella, Francesco Scacchi e Olga Cuccurullo. La posizione di chi detiene il controllo, va ricordato, è schiacciante: il Ministero dell’Economia, che vanta una partecipazione diretta del 29,26% e una quota indiretta attraverso Cassa Depositi e Prestiti pari a un ulteriore 35% (raggiungendo così il controllo del 64,9% del gruppo), ha voluto blindare la governance proprio mentre l’azienda è immersa in una delle operazioni di mercato pi\u00f9 complesse degli ultimi anni. Se per Del Fante si tratta del terzo (o quarto, a seconda delle fonti) mandato alla guida operativa del colosso, la conferma suggella un’era iniziata nel lontano 2017 e che lo vede ora alla testa di una conglomerata che ha smesso da tempo di occuparsi solo di bollette e lettere.

L’ombra lunga dell’Opas su Tim e il futuro della conglomerata

Proprio la gestione dell’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata su Tim, un’operazione da 10,8 miliardi di euro che Del Fante stesso ha descritto come “il matrimonio” tra due icone del sistema industriale italiano, rappresenta la vera posta in gioco dietro questa scelta di campo del Tesoro. L’assenza di strappi, in questo caso, è una scelta ponderata: l’azionista pubblico ha ritenuto prioritario evitare qualsiasi vuoto di potere o discontinuità in una fase in cui l’ex monopolista telefonico deve essere integrato – o almeno “combinato”, come precisa la governance di Poste – nella galassia dei servizi digitali e logistici. La conferma di Del Fante, insomma, non è solo un premio per i risultati passati, ma una scommessa sulla capacità di chiudere l’acquisizione di Tim senza intaccare i dividendi e mantenendo alta la redditività, nonostante la leva finanziaria sia sotto la lente di ingrandimento degli analisti. La mossa del Mef, depositata proprio nell’ultimo giorno utile prima della scadenza, ha inoltre il pregio di spegnere sul nascere le polemiche politiche che negli ultimi giorni avevano minacciato di far slittare l’accordo tra i partiti di maggioranza.

L’effetto domino sul risiko delle altre partecipate statali

Guardando oltre il perimetro di Poste Italiane, questa fumata bianca rappresenta solo il primo tassello di un puzzle molto più grande. Con la partita di Poste messa in cassaforte, l’attenzione si sposta ora sugli altri colossi quotati in attesa di rinnovo. Eni, Enel, Leonardo e Terna sono i prossimi capitoli di una lunga trattativa che vedrà il governo chiamato a mediare tra le istanze dei vari partiti della coalizione e le necessità industriali. Per il momento, però, il ministro dell’Economia e il presidente del Consiglio hanno incassato un risultato di ordine pubblico finanziario: blindare la gestione della cassa depositi dello Stato, quella che consegna pacchi, gestisce i conti correnti di BancoPosta e, da ora, ambisce a diventare un polo dominante nelle telecomunicazioni. La prossima assemblea del 27 aprile non farà altro che ratificare una scelta già scritta, certificando la volontà del Tesoro di proseguire dritto per la sua strada senza voltare la testa.

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