Giornalista aggredito a Roma per una felpa antifascista, la paura davanti al figlio in braccio
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Redazione Interno
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La violenza, che irrompe in una serata qualunque, assume i contorni più cupi quando a subirla è un padre con il proprio bambino di pochi mesi tra le braccia, mentre la compagna assiste inerme a pochi passi di distanza. È quanto accaduto ad Alessandro Sahebi, giornalista freelance che collabora con un noto programma televisivo, il quale, nella serata di venerdì 24 ottobre, è stato brutalmente picchiato da tre uomini in via Merulana, nel cuore di Roma, proprio dinanzi al Teatro Brancaccio. L’episodio, che ha gettato una luce sinistra su una delle piazze più frequentate della capitale, è scattato con un pretesto che sembra riecheggiare pagine buie della storia: la felpa indossata da Sahebi, sulla quale campeggiava la scritta “Azione Antifascista”.
La ricostruzione dell'aggressione
«Era una serata tranquilla», ha raccontato il giornalista, «nella quale con la mia compagna Francesca ed il nostro bambino di sei mesi stavamo scattando qualche fotografia di fronte al Teatro Brancaccio, che per noi è un'istituzione». La normalità di quel momento familiare è stata però spezzata dall’arrivo dei tre aggressori, i quali, ponendogli di fronte la richiesta perentoria di “levarsi quella felpa”, hanno dato il via all’aggressione fisica. Sahebi, che si è trovato nell’impossibilità di proteggere la sua famiglia e di raggiungere i propri cari, ha descritto con parole cariche di angoscia la scena della compagna minacciata mentre teneva in braccio il loro figlio, un dettaglio che rende l’accaduto ancor più grave e moralmente riprovevole.
Le indagini della Digos e il valore simbolico del luogo
A seguito della denuncia sporta, le indagini sono ora coordinate dalla Digos, alla quale sono stati consegnati i filmati che lo stesso giornalista ha realato subito dopo i fatti, divenuti poi oggetto di diffusione attraverso i suoi profili social. Le immagini, che ritraggono i segni visibili della violenza subita, costituiscono un elemento probatorio cruciale per l’identificazione dei responsabili. L’aggressione, peraltro, acquisisce una connotazione simbolica particolarmente significativa se si considera la data in cui è avvenuta, una data che, come è stato sottolineato, ricorda uno dei crimini più terribili commessi contro i cittadini ebrei romani, legando idealmente la ferita del passato all’intolleranza del presente.
Il lavoro del giornalista e il clima d'intolleranza
Originario di Desenzano del Garda ma da tempo residente a Roma per lavoro, Alessandro Sahebi svolge la sua professione come giornalista freelance, un’attività che, come dimostrato da questo episodio, può esporsi a rischi imprevedibili. L’aver scelto di documentare pubblicamente l’accaduto, condividendo le prove dell’aggressione, rappresenta un atto di denuncia che va al di là del caso personale, ponendo l’attenzione su un clima di intolleranza che trova nelle appartenenze ideologiche, persino quando sono semplicemente dichiarate su un indumento, un pretesto per esercitare violenza fisica e psicologica, amplificata dalla presenza di un neonato.
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