Meloni a Macron: "No a militari in Ucraina, meglio coinvolgere Trump

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La distanza tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni sulla questione ucraina, già nota per le differenti posizioni riguardo alle regole d’ingaggio in caso di cessate il fuoco, si è confermata in modo netto durante il terzo vertice dei cosiddetti «volenterosi», svoltosi ieri all’Eliseo con la partecipazione di 31 leader. La premier italiana, intervenendo nel dibattito sulla proposta franco-britannica di una «forza di rassicurazione» da schierare in Ucraina, ha espresso riserve chiare: «Dobbiamo stare attenti – ha dichiarato al Financial Times – perché potrebbe essere percepita più come una minaccia che come un deterrente».

Meloni, pur ribadendo l’impegno italiano nel sostegno a Kiev, ha escluso categoricamente l’invio di truppe, posizione che rientra in una linea di prudenza condivisa da altri Paesi, sebbene non dalla Francia. «L’Italia non parteciperà a un’eventuale forza militare sul terreno», ha affermato, sottolineando come un’estensione della clausola di mutua difesa dell’articolo 5 della Nato all’Ucraina – senza però includerla formalmente nell’alleanza – rappresenterebbe una soluzione «più facile ed efficace».

La divergenza principale riguarda non solo i mezzi, ma anche gli interlocutori. Mentre Macron insiste sul rafforzamento di un fronte europeo, Meloni ha suggerito di coinvolgere direttamente Donald Trump, indicando una possibile via alternativa che tenga conto degli equilibri politici globali. La scelta, che riflette una diversa lettura degli scenari internazionali, dimostra come l’approccio italiano privilegi una mediazione più ampia, lontana da soluzioni unilaterali.

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