Dieci canzoni famose scritte da Mogol: da Celentano a Battisti, l’arte del paroliere
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nel vasto panorama della musica leggera italiana, esiste una figura che ha saputo trasformare le parole in vere e proprie icone culturali, un artigiano della lingua capace di cesellare versi destinati a entrare nell’immaginario collettivo. Stiamo parlando di Giulio Rapetti, noto a tutti come Mogol, che proprio oggi, 17 agosto, spegne novanta candeline.
In occasione di questo traguardo, che arriva dopo quasi sei decenni di attività ininterrotta, è doveroso ripercorrere alcune delle tappe fondamentali della sua carriera, soffermandosi su quelle canzoni che forse non tutti sanno essere frutto della sua penna, al di là dei successi planetari con Lucio Battisti o Mina. Perché la sua produzione, forte di oltre millesettecento testi, ha attraversato generi e generazioni, lasciando un segno indelebile che va ben oltre la semplice classifica musicale.
Il primo incontro con il molleggiato: "Stai lontana da me"
Prima ancora di diventare il paroliere più influente del Novecento, il giovane Mogol, ancora agli esordi, si trovò a collaborare con un altro milanese già famosissimo, Adriano Celentano, che all'epoca era già stato ribattezzato con l'etichetta di "molleggiato". Era il 1962 e per Celentano scrisse "Stai lontana da me", un brano che, sebbene rappresenti un classico del suo repertorio, è spesso associato più all'interpretazione viscerale dell'artista che alla scrittura del paroliere.
In realtà, il testo fu un perfetto adattamento alle caratteristiche del personaggio, un sapiente gioco di versi di Giulio e versetti vocali, come gli improvvisi "ah-uh-haha" che Celentano amava inserire per impreziosire la melodia e che contribuirono a rendere il pezzo un successo senza tempo.
Il primo grande tormentone estivo: "Stessa spiaggia stesso mare"
L'anno successivo, il 1963, segnò un'altra pietra miliare, forse la prima vera e propria dimostrazione che dietro quel giovane autore si celava una fabbrica di parole destinate a diventare proverbiali. Con "Stessa spiaggia stesso mare", interpretata da Piero Focaccia, Mogol confezionò un ritratto malinconico e leggero dell'estate, con versi come "Per quest'anno, non cambiare" e "E come l'anno scorso, sul mare col pattino".
In quella canzone, dietro l'apparente semplicità di un tormentone balneare, si celava già la capacità di trasformare un sentimento universale come la nostalgia in un'immagine pop, gettando le basi per quella che sarebbe diventata la più grande fabbrica di parole della musica leggera italiana.
Mogol e il patrimonio culturale italiano
Proprio il peso culturale di questi versi è stato sottolineato in queste ore da un intervento istituzionale che ha aggiunto un tassello al dibattito sulla canzone d'autore. L'onorevole Paola Frassinetti, Sottosegretario all'Istruzione e al Merito, ha dichiarato che "sarebbe bello insegnare le parole di Mogol anche a scuola". Una frase che, al di là della retorica celebrativa, inquadra il lavoro del paroliere come un patrimonio culturale del Paese, un'eredità che merita di essere trasmessa alle nuove generazioni, esattamente come si fa con i classici della letteratura.
Non si tratta di un riconoscimento effimero, ma della presa d'atto che i suoi testi, spesso ispirati alla sua vita privata e alle sue esperienze, hanno saputo raccontare l'Italia meglio di molti saggi sociologici.
L’incredibile carriera del re dei parolieri
Nato a Milano il 17 agosto 1936 sotto il segno del Leone, Mogol ha costruito una carriera che lo ha visto collaborare con alcuni dei più grandi interpreti della scena musicale internazionale, da Mina a Riccardo Cocciante, passando naturalmente per il sodalizio artistico con Lucio Battisti, che lo rese celebre in tutto il mondo. Ma la sua storia è fatta anche di collaborazioni apparentemente minori o dimenticate, come quella con Gianni Morandi, e di un numero impressionante di dischi venduti, che superano abbondantemente il mezzo milione.
Oggi, mentre compie novant'anni, i messaggi di stima arrivano da tutto il mondo dello spettacolo e della politica, tutti accomunati dal riconoscere in lui non solo un semplice "autore" – come lui stesso ama definirsi con ironia – ma il vero e proprio poeta della canzone italiana, il "re dei parolieri" che ha saputo regalare emozioni indelebili a intere generazioni.
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