Mogol, il poeta che convinse Battisti a cantare
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Giulio Rapetti, che il mondo della musica conosce come Mogol, ha scritto più di duemila canzoni ma rifiuta con fermezza la definizione di paroliere, preferendo per sé, a buon diritto, quella di poeta. È a lui, del resto, che si deve una delle svolte decisive nella storia della canzone italiana: fu la sua caparbia persuasione, infatti, a spingere Lucio Battisti a mettere la sua voce sulle melodie che avrebbero segnato un'epoca. Battisti, che in principio si considerava un mero compositore e mostrava una certa ritrosia nell'esibirsi, venne convinto da quell'amico testardo; anni dopo, come Mogol stesso ricorda, l'artista riconobbe di dovere tutto "a un pazzo", un'affettuosa allusione proprio a Rapetti. La loro intesa, che ha generato capolavori immortali, non conobbe fratture: "Con Lucio Battisti non ho mai litigato", ha dichiarato il poeta, dipingendo un sodalizio artistico e umano rimasto intatto nel tempo.
Un'amicizia salda e un viaggio avventuroso
Quella tra i due fu un'amicizia profonda, cementata da esperienze singolari come il folle progetto di raggiungere Roma da Milano a cavallo, un'idea nata dalla proverbiale mancanza di paura di Mogol. Oggi, a distanza di decenni, l'autore rievoca quei momenti con la chiarezza di chi ha vissuto una vita intensa, raccontata ora nell'autobiografia "Senza paura", edita da Salani. Se il rapporto con Battisti rappresenta un faro nella sua narrazione, non mancano, nel suo racconto, accenni ad altri rapporti, alcuni dei quali non altrettanto sereni. Pur avendo avuto molti amici, Mogol afferma con una punta di rammarico che esiste "una persona" che lo odia, senza però scendere in ulteriori dettagli. Un altro legame importante, quello con Mina, sembra essersi invece affievolito fino a spezzarsi, dato che confessa di non averla sentita da ben dieci anni.
L'impegno sociale attraverso la musica
La sua arte non si è limitata a intrattenere, ma ha spesso cercato di assumere un ruolo socialmente consapevole. In quest'ottica si inserisce la sua ultima fatica, una canzone dedicata al tema drammatico dei femminicidi. Mogol descrive il brano come estremamente potente, poiché dà voce direttamente ai pensieri e alla storia di una vittima, con l'auspicio che questa scelta narrativa possa contribuire ad arginare il fenomeno. È sua convinzione che ascoltare le parole di una donna uccisa, il suo racconto in prima persona, costringerà gli uomini a una riflessione profonda e necessaria, agendo così come un monito e uno strumento di prevenzione.
Le posizioni politiche e la visione sull'attualità
In una recente intervista, Mogol ha espresso le sue opinioni anche su questioni di stringente attualità, come la gestione dei flussi migratori. La sua posizione appare netta: secondo lui, non è possibile accogliere tutti i migranti, e per questo giudica positivamente l'idea di un accordo con l'Albania per l'apertura di centri di permanenza. Una presa di posizione che si accompagna alla rivelazione del suo voto, schierato a destra, un elemento che completa il ritratto di un artista che, a quasi novant'anni, non ha paura di mostrarsi per quello che è, in tutta la sua complessità e senza filtri.




