Mogol ricorda Battisti e gli anni di piombo: "Rifiutò due miliardi da Agnelli, ci tacciarono come fascisti"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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In una lunga intervista, Giulio Rapetti, in arte Mogol, ha rievocato, con la schiettezza che lo contraddistingue, il clima culturale e politico di un'epoca, i suoi timori d'infanzia e la genesi di capolavori intramontabili. Il celebre paroliere, la cui carriera abbraccia oltre sessant'anni, ha offerto un affresco dettagliato del suo sodalizio artistico con Lucio Battisti, un sodalizio che ha segnato indelebilmente la musica leggera italiana. Ha svelato, tra le altre cose, un episodio emblematico dell'indipendenza del cantautore: Battisti rifiutò un'offerta da due miliardi di lire da parte di Gianni Agnelli, un gesto che, se da un lato ne confermava l'intransigenza, dall'altro non bastò a scongiurare la fine del loro rapporto, naufragato successivamente per questioni legate a quote azionarie.
Il clima degli anni Settanta
Mogol ha descritto con precisione l'atmosfera soffocante di quegli anni, dove l'assenza di uno schieramento politico esplicito veniva sistematicamente interpretata come un'adesione al fronte opposto. "Chi non era schierato", ha spiegato, "era ritenuto fascista. Il silenzio, in quel contesto, era considerato assenso". Una logica, questa, che non risparmiò neppure figure di altissimo profilo come Francesco De Gregori e Fabrizio De André, anch'essi oggetto di feroci contestazioni. Le accuse raggiunsero vette di assurda diffidenza quando alcuni insinuarono che Battisti finanziasse formazioni di estrema destra, trovando un pretesto, poi rivelatosi infondato, persino nella copertina di "La collina dei ciliegi", dove braccia tese verso il cielo furono bollate, con palese malafede, come saluti romani.
La fine del sodalizio artistico
Il racconto di Mogol si è poi spostato sulle dinamiche che portarono all'epilogo della collaborazione con Battisti, un evento che scosse il mondo della musica. Se l'enorme offerta di Agnelli era stata respinta senza esitazione, a creare una frattura insanabile furono, inaspettatamente, delle dispute di natura economico-finanziaria relative a partecipazioni azionarie. Un dettaglio, questo, che sottolinea come le ragioni della separazione affondassero le radici in questioni pratiche e contrattuali, lontane dalle pur profonde divergenze artistiche. Su altri aspetti della vita privata di Battisti, come i rapporti con la moglie, Mogol ha preferito mantenere un riserbo assoluto, affermando di non esserne mai stato a conoscenza.
L'eredità di un'autore
L'intervista ha anche toccato il progetto "Pensieri e parole. La mia vita in una canzone", uno spettacolo che ripercorre, attraverso aneddoti e musica dal vivo, il vasto repertorio del maestro. Ad accompagnarlo in questo viaggio emozionale sono due docenti del Cet, la scuola di musica da lui fondata, segno di un impegno costante nella trasmissione del sapere alle nuove generazioni di artisti. In un altro aneddoto significativo, Mogol ha ricordato di aver riscritto un testo di Bob Dylan, il quale, però, non diede il suo assenso alla versione modificata, un episodio che conferma la sua statura internazionale e il rispetto per l'integrità dell'opera altrui.




