Ford inverte la rotta sull'elettrico: cancellati i modelli premium, via ai licenziamenti nelle batterie
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Redazione Economia
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La strategia di elettrificazione di Ford, annunciata con grande slancio negli anni passati, subisce una virata decisa e piena di conseguenze. Il costruttore americano, che sotto la guida del CEO Jim Farley ha intrapreso una coraggiosa transizione, sta infatti cancellando diversi modelli chiave dal suo futuro portfolio a batteria, segnando una brusca frenata dopo gli iniziali investimenti. Tra i progetti accantonati, in un repentino cambio di marcia dettato dalle dinamiche di mercato, figurano il SUV elettrico a tre file, i successori pianificati per il furgone E-Transit e per il celebre pick-up F-150 Lightning, insieme alla stessa produzione attuale di quest'ultimo. Una ritirata, che alcuni osservatori potrebbero definire strategica, ma che lascia sul campo vittime concrete in termini di piani industriali e, come si vedrà, di posti di lavoro.
Le parole del CEO: il mercato rifiuta i premium
A spiegare le ragioni di questa svolta è stato lo stesso Jim Farley, il quale, in un'intervista, ha delineato un quadro nitido delle difficoltà incontrate. “Negli ultimi mesi è stato tutto molto chiaro per noi”, ha affermato il numero uno di Ford, sottolineando come il segmento degli elettrici negli Stati Uniti abbia registrato una contrazione. La sua analisi, del resto, punta il dito verso una precisa fascia di prodotto: “le elettriche molto costose — da 50.000, 70.000, 80.000 dollari — non stavano vendendo”. Una presa d'atto che ha spinto l'azienda a rivedere completamente il proprio approccio, abbandonando, almeno temporaneamente, la corsa al top di gamma per concentrarsi su una sfida ben diversa, quella dell'accessibilità economica.
Il conto dei licenziamenti e la riconversione
Le ripercussioni operative di questa sterzata non si sono fatte attendere, toccando da vicino il comparto produttivo delle batterie. Ford ha infatti avviato il disimpegno dallo stabilimento BlueOval SK di Glendale, un sito nato per alimentare la propulsione elettrica dei suoi veicoli. Secondo un avviso WARN, che regola le comunicazioni di licenziamenti collettivi, circa 1.600 dipendenti perderanno il proprio posto di lavoro a partire dal febbraio 2026. Lo stabilimento, però, non verrà chiuso: la destinazione prevista è una riconversione verso la produzione di sistemi di accumulo energetico per data center e utility, da completare entro il 2027. Una transizione dentro la transizione, che segna il passaggio da un sogno industriale ad una realtà di mercato più pragmatica.
La scommessa segreta: la piattaforma universale a basso costo
Nonostante il ripiegamento, la casa di Dearborn non ha affatto dichiarato la resa totale sul fronte della mobilità a zero emissioni. Al contrario, sta canalizzando risorse e ambizioni in un progetto riservato, affidato ad un team “skunkworks” — termine mutuato dall'industria aerospaziale per indicare gruppi di lavoro autonomi e altamente innovativi. Il loro compito è sviluppare la cosiddetta Universal Electric Vehicle (UEV), un'architettura modulare e radicalmente nuova concepita per abbattere i costi di produzione e generare, finalmente, veicoli elettrici realmente accessibili. È su questa scommessa, ancora avvolta in un alone di mistero, che Ford punta per riconquistare terreno in un mercato che ha mostrato tutta la sua imprevedibilità, anche se le prime vetture nate da questa piattaforma potrebbero non essere destinate al vecchio continente.




