Sony e Honda, un’alleanza nell’auto elettrica che si arena prima del via
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Redazione Economia
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La joint venture nata nel 2022 dall’unione tra il colosso dell’elettronica Sony e il costruttore giapponese Honda, che avrebbe dovuto rappresentare una sfida tecnologica ai giganti della mobilità elettrica, si è arenata prima ancora di entrare nel vivo della produzione. Sony Honda Mobility (SHM), questo il nome della società che doveva fondere l’ingegneria meccanica della casa automobilistica con le capacità digitali e di intrattenimento della tech company, ha infatti annunciato la cancellazione dello sviluppo e del lancio dei suoi due modelli previsti: la berlina Afeela 1, che avrebbe dovuto debuttare sul mercato statunitense entro la fine del 2026, e il suv elettrico che l’avrebbe seguita, la cui produzione era stata fissata a partire dal 2028. Una decisione, quella comunicata ufficialmente il 25 marzo, che di fatto chiude un capitolo industriale nato con grande ambizione e che ora lascia sul terreno i piani per una mobilità concepita come estensione dell’intrattenimento domestico.
Le ragioni di un dietrofront annunciato
A determinare la brusca frenata non è stata una sola causa, ma il convergere di fattori esterni e scelte strategiche che hanno reso il progetto non più sostenibile. Il colpo di grazia è arrivato dalla revisione della strategia sull’elettrico da parte di Honda, che già a inizio marzo aveva comunicato una profonda ristrutturazione del suo business legato ai veicoli a batteria, cancellando lo sviluppo di tre modelli destinati al Nord America e prevedendo per l’anno fiscale in chiusura un passivo netto fino a 690 miliardi di yen, il primo bilancio in perdita dalla sua quotazione in Borsa nel lontano 1957. Questa inversione di rotta, maturata in un contesto di mercato statunitense in rapida contrazione, ha stravolto le basi stesse dell’accordo: il progetto Afeela, infatti, si reggeva sull’utilizzo della piattaforma tecnica e degli stabilimenti produttivi messi a disposizione dalla casa giapponese, un presupposto venuto meno con il nuovo corso industriale di Honda, che ha deciso di riorientare le proprie risorse verso modelli ibridi, considerati più redditizi nel clima economico attuale.
Un contesto internazionale in rapido mutamento
Lo scenario in cui questa partnership si trovava a operare, già complesso, è stato radicalmente trasformato dalle politiche della nuova amministrazione Trump, tornata alla Casa Bianca. La revoca dei crediti d’imposta federali fino a 7.500 dollari per l’acquisto di veicoli elettrici, decisa nell’autunno scorso, ha avuto un impatto immediato sulle vendite, con un crollo del 41% su base annua registrato a novembre. A ciò si è aggiunto l’allentamento degli standard sul risparmio di carburante, elementi che hanno contribuito a creare quello che gli analisti hanno definito un “inverno” per l’elettrico negli Stati Uniti, un mercato che secondo le stime di BloombergNef dovrebbe chiudere il 2026 con una contrazione complessiva del 15%. È in questo clima di incertezza, dove la domanda ristagna e gli incentivi svaniscono, che si è inserita la decisione di congelare un progetto che, forte di un’alleanza tra due marchi d’eccellenza, mirava a posizionarsi nel segmento premium con un prezzo di partenza di 89.900 dollari per la Afeela 1.
Il futuro della joint venture e gli strascichi economici
La situazione, oltre a rappresentare un duro colpo per le ambizioni elettriche dei due colossi giapponesi, lascia aperti diversi interrogativi sul destino della società comune. Sony, Honda e Sony Honda Mobility hanno dichiarato che valuteranno il futuro della joint venture, ma intanto i riflessi economici sono già evidenti: per i clienti statunitensi che avevano effettuato i preordini, spesso con una cauzione, è stato confermato il rimborso integrale. La sospensione del progetto segna inoltre un punto di non ritorno per l’alleanza, che era nata con l’obiettivo dichiarato di combinare la tecnologia di produzione di Honda con le competenze software di Sony, nella convinzione che il futuro dell’auto fosse quello di una “piattaforma di intrattenimento in movimento”, capace di integrare musica, film e videogiochi – con suggestioni che rimandavano alla PlayStation – all’interno dell’abitacolo. Un’idea, questa, che ora si scontra con la realtà di un mercato globale dell’elettrico in profonda ridefinizione.
Un mercato in evoluzione che ridisegna le alleanze
Il fallimento del progetto Afeela non è un episodio isolato, ma si inserisce in una tendenza più ampia che sta ridisegnando gli equilibri del settore. La frenata della domanda, che coinvolge non solo gli Stati Uniti ma anche l’Europa e la stessa Cina dove gli incentivi sono stati dimezzati, ha costretto molti costruttori a rivedere i propri piani. Se da un lato colossi come la cinese BYD hanno saputo capitalizzare sull’effetto scala e sui costi delle batterie in calo, riuscendo a sorpassare Tesla nelle vendite globali, dall’altro lato diverse case automobilistiche tradizionali stanno arretrando. La decisione di Honda e Sony, che avevano unito le forze proprio per non restare indietro in questa corsa, rappresenta quindi un segnale potente: l’alleanza tra un costruttore tradizionale e un’azienda tecnologica, per quanto avanzata, non è di per sé sufficiente a garantire il successo in un settore dove i margini restano sottili e le incertezze geopolitiche e normative pesano come non mai sulle strategie industriali di lungo periodo.




