Criscitiello e il caso Rocchi: “Il potere è nelle mani di Marotta, bisogna indagare”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il sistema, se di sistema si può parlare in un ambiente storicamente refrattario alle trasparenze come quello della designazione arbitrale, regge su equilibri che qualcuno – ormai da mesi, e con crescente insistenza – definisce quantomeno opachi. Michele Criscitiello, giornalista noto per non usare mezzi termini, ha scelto il palcoscenico del podcast “Cose Scomode” (edito da Aura Sport) per rilanciare un’accusa che, a suo dire, andrebbe ben oltre la figura di Gianluca Rocchi. «Dietro questo sistema c’è qualcuno più grande di Rocchi, bisogna indagare», ha affermato, gettando ombre lunghe su quella che definisce una concentrazione di potere difficilmente ignorabile. E aggiunge, con una puntualizzazione che suona quasi come una premessa difensiva: «Abbiamo detto che l’Inter, in questo momento, grazie a Beppe Marotta, è la società più potente e più forte del calcio italiano: non è una critica, non è un’accusa, non è un’offesa, è un dato di fatto».

Le designazioni “pilotate” e i rapporti pericolosi nelle carte della procura

Nel frattempo, gli atti dell’inchiesta milanese – coordinata dal pm Maurizio Ascione – raccontano una storia che negli spogliatoi, a quanto pare, circolava già da tempo. «Nel giro si sapeva», si legge tra le pieghe delle testimonianze raccolte. Designazioni lontane dal merito tecnico, criteri di scelta che alcuni ex arbitri hanno definito «pilotati» o addirittura «combinati»: il fine ultimo sarebbe stato quello di favorire un fischietto “amico” a scapito di un altro, magari più critico o scomodo. Rocchi, in questa ricostruzione, non sarebbe stato un semplice esecutore, bensì il vertice di un meccanismo che premiava le fedeltà piuttosto che le competenze. E non si tratta solo di chiacchiere da bar: quei racconti hanno trovato conferma davanti ai magistrati, trasformandosi in testimonianze giurate.

Non solo Rocchi: nel registro degli indagati anche Gervasoni, Nasca e Di Vuolo

La procura di Milano, da quando nell’ottobre del 2024 ha aperto questo fascicolo, non ha mai smesso di allargare il perimetro delle verifiche. Oggi, a distanza di circa diciotto mesi, l’inchiesta coinvolge direttamente figure di primo piano: accanto a Rocchi – principale indagato per frode sportiva – figurano Andrea Gervasoni (supervisore del Var), Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo, entrambi assistenti. Le loro posizioni, almeno in questa fase ancora preliminare, condividono il medesimo titolo di reato. Ma quel che più conta, per comprendere la portata di quanto emerso, è la mole di testimonianze raccolte: numerosi arbitri ed ex arbitri hanno sfilato in procura, nel più assoluto riserbo, confermando l’esistenza di un sistema di valutazioni alterate.

Dai voti alle promozioni: la rivolta silenziosa di una parte del mondo arbitrale

Non si tratta, va detto, soltanto di chi arbitra una partita piuttosto che un’altra. I pm hanno messo nero su bianco un meccanismo che – a detta dei testimoni – toccava ogni aspetto della carriera di un fischietto: i voti ricevuti, le promozioni, le designazioni settimanali, persino le dinamiche di spogliatoio che decidono chi va avanti e chi resta indietro. E proprio in questo quadro, quel “qualcuno più grande di Rocchi” evocato da Criscitiello trova un potenziale riferimento in Beppe Marotta. Non una prova, certamente, ma un’ombra che l’inchiesta – se vorrà – dovrà comunque affrontare. Per ora, gli atti parlano chiaro: una parte rilevante del mondo arbitrale si è rivoltata contro la gestione degli ultimi anni. E le carte, si sa, non mentono mai del tutto.

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