Checco Zalone torna al cinema con Buen Camino, tra paternità e sfide al botteghino
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Dopo il silenzio cinematografico seguito a Tolo Tolo, pellicola uscita nel gennaio 2020 proprio alla vigilia della pandemia, Checco Zalone torna a calcare i grandi schermi con Buen Camino, affidandosi nuovamente alla regia di Gennaro Nunziante. La notizia, di per sé, costituisce un evento per l’industria del cinema italiano, la quale, dopo anni di difficoltà, sembra ritrovare un minimo di slitto grazie anche ai recenti risultati di dicembre, sebbene la prosecuzione di tale trend non sia affatto scontata. Il comico pugliese, che da solo vanta incassi complessivi superiori ai duecentoventi milioni di euro, rappresenta infatti una garanzia al botteghino, un dato di fatto che lo stesso artista evita di negare con ipocrisia, pur scegliendo di concentrarsi, nelle presentazioni, sulle tematiche profonde del nuovo lavoro.
Il ritorno con Nunziante e il tema della paternità
Il film, che sarà distribuito in mille sale a partire dal 25 dicembre, segna il ritorno alla collaborazione artistica con Nunziante, un sodalizio che ha generato i successi più eclatanti della carriera di Luca Medici, vero nome dell’attore. “Partiamo subito col gossip: con Gennaro non abbiamo mai litigato”, ha esordito Zalone durante la presentazione, spiegando come la separazione professionale precedente fosse semplicemente frutto di strade diverse, per poi ritrovarsi, favoriti anche dalla dimensione ristretta della città di Bari. Il regista, dal canto suo, ha sottolineato la continuità del metodo di lavoro, a dispetto della pausa. Buen Camino si allontana però dalle satire socio-economiche dei film precedenti per addentrarsi in un territorio più intimo e familiare, come ha spiegato l’interprete, dichiarando che la pellicola narra il viaggio di un uomo che impara a essere padre, un tema sentito personalmente dall’artista, il quale ha confessato di percepire, a volte, un divario generazionale con le proprie figlie.
La trama: un viaggio volgare sul cammino di Santiago
Nella finzione, Zalone veste i panni di un personaggio ricchissimo ma culturalmente rozzo, la cui figlia, interpretata da Letizia Arnò, improvvisamente scompare. La decisione dell’uomo, per ritrovarla, è di inseguirla prima con mezzi lussuosi e poi, inevitabilmente, a piedi, lungo il tracciato del cammino di Santiago di Compostela. Questo percorso, storicamente carico di spiritualità, diventa lo scenario di una trasformazione comica e personale, in cui l’ironia tipica dell’autore non viene meno, pur presentandosi in toni forse più smorzati rispetto al passato. Non mancano, come sua consuetudine, momenti di humour borderline e battute politicamente scorrette, alcune delle quali hanno già fatto discutere per il riferimento a contesti internazionali di conflitto.
Le aspettative e una provocazione verso Hollywood
La dimensione commerciale dell’operazione resta centrale, e Zalone, pur dichiarandosi intimorito dal giudizio del pubblico più giovane, non ha rinunciato a una delle sue tipiche provocazioni ironiche verso i colossi di Hollywood. Rivolgendosi, con una voluta storpiatura del nome, al regista James Cameron, in questi giorni nel mirino per gli strepitosi incassi del sequel di Avatar, il comico ha lanciato una sfida scherzosa, auspicando che il cineasta americano si chieda, il giorno dell’uscita del film italiano, “Chi cazzo è questo Checco Zalone?”. Una battuta che racchiude, in modo emblematico, la consapevolezza di rappresentare un’anomalia nel panorama dello spettacolo nazionale, un campione d’incassi capace di muovere, da solo, un numero di spettatori che poche produzioni riescono a eguagliare. Il successo o meno di Buen Camino sarà, al di là degli introiti, un ulteriore indicatore della vitalità del cinema popolare italiano.




