Almasri e il segreto di Stato: il paradosso del governo tra giustizia e diplomazia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La questione del torturatore libico Osama Almasri, scarcerato nonostante il mandato della Corte penale internazionale, continua a sollevare interrogativi sulle scelte del governo, soprattutto riguardo alla mancata applicazione del segreto di Stato. "Non avevamo nulla da nascondere", ribadiscono fonti vicine all’esecutivo, sottolineando che la decisione di rilasciarlo è stata presa dai magistrati. Eppure, se davvero si trattava di un affare così delicato da giustificare il rimpatrio – compiuto con un volo di Stato – perché non blindare il caso?

Le mail intercettate e allegate alla richiesta di autorizzazione a procedere contro il ministro della Giustizia Carlo Nordio, quello dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano, rivelano incongruenze significative. Nordio, in aula, aveva assicurato che il ministero era venuto a conoscenza delle carte solo il 20 gennaio, mentre il mandato di arresto era già arrivato alla Direzione affari giuridici (Dag) alle 12.37 del giorno precedente. Una discrepanza che i giudici del Tribunale dei ministri non hanno ignorato, aprendo un nuovo fronte di tensione tra politica e magistratura.

Quello che emerge dalle oltre novanta pagine della relazione è soprattutto il timore, da parte del governo, di compromettere gli equilibri con Tripoli. Non solo Eni, ma anche la sicurezza degli italiani in Libia sembravano in gioco, con il rischio concreto di "ritorsioni" in caso di consegna di Almasri alla giustizia internazionale. Una preoccupazione che, se da un lato spiega la fretta nel rimpatriarlo, dall’altro rende ancora più stridente l’assenza di un’iniziativa – come l’invocazione del segreto di Stato – per evitare che la vicenda finisse sotto i riflettori.

La posizione dell’esecutivo appare così paradossale: da un lato, si è agito in nome della "sicurezza nazionale", dall’altro non si è voluto – o potuto – coprire quelle stesse mosse con il massimo riserdo. Intanto, la richiesta di procedere contro i tre esponenti del governo assicura che il caso Almasri resterà centrale nel dibattito politico, alimentando lo scontro tra maggioranza e opposizione, ma anche tra Palazzo Chigi e la magistratura. Senza contare che, mentre la posizione della premier Giorgia Meloni è stata archiviata, i suoi ministri dovranno rispondere delle scelte compiute.

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