Detrazioni figli a carico 2026, nuovi limiti d’età e il tetto da mille euro per le spese scolastiche
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La campagna fiscale che porterà alla presentazione del modello 730/2026 si presenta con un profilo profondamente rinnovato per quanto concerne il capitolo delle agevolazioni legate ai familiari. Dopo le modifiche strutturali introdotte dalla Legge di bilancio 2025, quest’anno si assiste alla piena applicazione di una stretta sui requisiti anagrafici per i figli a carico, un intervento che ridisegna il perimetro dei beneficiari, mentre, contestualmente, si concretizza un ampliamento del plafond per le spese di istruzione, portato a quota mille euro. Si tratta di due direttrici opposte – da un lato la limitazione soggettiva, dall’altro l’espansione oggettiva della spesa detraibile – che obbligano i contribuenti a prestare la massima attenzione nella compilazione dei quadri dedicati, soprattutto se si intende evitare di perdere somme significative nel conguaglio.
Chi perde il diritto alla detrazione: il taglio dei trent’anni
La novità di maggior impatto per i nuclei familiari riguarda l’innalzamento – o meglio, la definitiva cessazione – dell’agevolazione per i figli maggiorenni. Se in passato la soglia era più elastica, ora la normativa stabilisce che non spetta più alcuna detrazione per i figli che hanno compiuto i trent’anni di età, a meno che non siano riconosciuti disabili ai sensi dell’articolo 3 della legge 104/1992. Questo significa che i genitori non potranno più contare sul bonus in dichiarazione per i figli che, pur maggiorenni e magari ancora a carico economicamente, abbiano superato questa soglia anagrafica, trovandosi quindi esclusi dal novero dei “familiari a carico” fiscalmente rilevanti. Per i figli di età compresa tra i 21 e i 30 anni, invece, la detrazione rimane in piedi, ma viene gestita in stretta alternatività con l’Assegno Unico Universale; un meccanismo che richiede particolare attenzione nella compilazione del prospetto dei familiari per non incorrere in duplicazioni o omissioni di dati che, va ricordato, sono comunque necessari per il riconoscimento di altre agevolazioni collegate alla presenza di figli, come quelle per il trasporto o la mensa.
Il plafond da mille euro: cosa rientra nelle spese scolastiche
Se da un lato si restringono le maglie dell’anagrafica fiscale, dall’altro si amplia il portafoglio delle spese detraibili per l’istruzione. Il limite massimo di spesa per ogni studente – dalla scuola materna fino alla scuola secondaria di secondo grado – è stato infatti innalzato da 800 a 1.000 euro. In termini pratici, parliamo di un rimborso massimo potenziale che sale a 190 euro per ogni figlio (applicando il 19% sul nuovo tetto), a fronte dei 152 euro precedenti. La novità, però, non si esaurisce nell’aumento del limite: la normativa ha inoltre chiarito cosa effettivamente rientri in questo plafond. Non solo le tasse di iscrizione e la frequenza, quindi, ma anche le spese per la mensa scolastica, i servizi di assistenza al pasto, il pre e post scuola, le gite didattiche, l’assicurazione scolastica, il servizio di trasporto e i contributi versati per l’ampliamento dell’offerta formativa, come corsi di lingua o teatro deliberati dagli organi d’istituto.
L’effetto “tagliola” sui redditi medio-alti e la gestione delle fatture
Un’insidia che riguarda da vicino chi beneficia delle detrazioni scolastiche, ma anche di altre agevolazioni come gli interessi sui mutui o gli abbonamenti ai mezzi pubblici, è rappresentata dal meccanismo di recupero dei 260 euro. Per i contribuenti con un reddito complessivo superiore ai 50 mila euro lordi annui, infatti, l’aumento delle aliquote Irpef riconosciuto in busta paga durante il 2025 viene silenziosamente decurtato in sede di dichiarazione: lo Stato sottrae 260 euro dal totale dei bonus spettanti. Questo meccanismo colpisce in modo particolare chi ha figli a carico, perché le spese scolastiche e sportive sono tra quelle soggette a questo “taglio”. La strategia per aggirare l’ostacolo – spiegano gli esperti – risiede nella corretta intestazione delle fatture: se nell’ambito dello stesso nucleo familiare è presente un genitore con reddito inferiore alla soglia dei 50 mila euro, conviene far intestare a quest’ultimo le spese detraibili, purché non si cada nell’incapienza, ovvero nella situazione in cui il reddito troppo basso non consente comunque di sfruttare il credito.
I documenti e le verifiche per evitare errori
Di fronte a un quadro normativo così frammentato, la preparazione della documentazione diventa cruciale per accedere al CAF o al professionista abilitato. L’elenco dei documenti per il 730/2026 si conferma so: oltre alle certificazioni uniche, sarà necessario raccogliere tutta la modulistica relativa alle spese detraibili, con particolare attenzione ai bonifici parlanti per le ristrutturazioni e alle ricevute che attestano le spese scolastiche suddivise per singolo figlio. A differenza degli anni passati, dove l’errore più comune era la dimenticanza di qualche voce, quest’anno la sfida è duplice: da un lato assicurarsi che i figli rientrino ancora nei parametri di età per essere considerati “a carico”, dall’altro verificare che la somma delle spese scolastiche non superi il nuovo limite di mille euro, ma soprattutto che venga effettivamente indicata nel rigo corretto del modello (E8-E10 con codice 12). L’Agenzia delle Entrate, va ricordato, caricherà in via automatica una serie di dati nella precompilata, ma la responsabilità della corretta esposizione – e quindi del diritto al rimborso – rimane in capo al contribuente.




