Yildiz, l'unico antidoto alla Juve spenta, ma Spalletti lo cambia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Juventus, che continua a scivolare in un solco di risultati deludenti, ha offerto un'immagine desolante nella sconfitta patita contro il Napoli, il quale, pur limitato da diverse assenze, ha saputo amministrare con freddezza il suo vantaggio riconquistando la vetta solitaria della classifica. Luciano Spalletti, il cui nome è stato fischiato dagli spettatori ancor prima del fischio d'inizio, ha provato a ribaltare la situazione con una serie di scelte tattiche, a cominciare dal disegno di un 3-5-2 privo di un centravanti di riferimento, che si sono però rivelate fallimentari, incapaci di imprimere una svolta a una notte amara. La cosiddetta "spallettata", quel cambiamento di modulo che in passato ha talvolta sorpreso gli avversari, è apparsa questa volta come una coperta troppo corta, un tentativo goffo di nascondere le profonde carenze di un gruppo costruito male e ormai da tempo alla ricerca, senza trovarla, di un'identità di gioco convincente. L’allenatore, dopo la partita, ha ammesso di aver voluto sfruttare la superiorità numerica in mezzo al campo, una strategia che però si è infranta contro la perdita continua del possesso palla e l’incapacità di imporre il proprio ritmo.

Le scelte discutibili e il campionato che prende forma

Il panorama della Serie A, del resto, si è parzialmente sfilacciato dopo questa giornata, con la Roma che ha perso ulteriore terreno e la corsa al Titolo che sembra ora ristretta al terzetto composto da Napoli, Inter e Milan, quest'ultimo chiamato a rispondere nella serata. Sullo sfondo, resta la attesa per la sfida tra Juventus e Torino, un derby che, in caso di un nuovo passo falso bianconero, lascerebbe Antonio Conte a godersi il primato in beata solitudine. La partita di Napoli ha però messo in luce, al di là dei punteggi, un divario abissale nelle idee: da una parte una squadra compatta e sicura dei propri principi, dall’altra un collettivo imbarazzante, in ogni reparto, e privo di qualsiasi logica progettuale.

La giostra dei cambi che alimenta il caos

Proprio la gestione delle risorse a disposizione è sembrata uno dei punti più critici della serata juventina, con una sequenza di sostituzioni che hanno finito per accrescere la confusione in campo anziché porvi rimedio. L’uscita di Cabal, per esempio, già in difficoltà, e il posizionamento di un indisponente Koopmeiners a contrastare Neres, non hanno portato il beneficio sperato. Ma la mossa più emblematica, quella che ha sintetizzato l’intera disorganizzazione, è stata forse la decisione di sostituire Yildiz, l’unico giocatore in grado di provare a sbloccare la situazione con iniziativa personale, per introdurre nel finale tre attaccanti in una sorta di disperato e parrocchiale assalto finale, una mossa che ha di fatto favorito la compattezza e il controllo del Napoli.

Una mediocrità sistemica e senza scuse

La constatazione, alla fine, è che contro "mezzo Napoli", come è stato efficacemente sottolineato, sarebbe potuto bastare, un’ammissione gravissima per un club con le ambizioni e la storia della Juventus. Le pagelle dei principali quotidiani sportivi, che hanno unanimemente bocciato l’operato di Spalletti assegnandogli un voto insufficiente, non fanno che fotografare una realtà ormai cronica: la squadra è mediocre, una condizione che una serie di allenatori, negli ultimi tempi, non è riuscita a modificare. La sconfitta al Maradona non è un episodio isolato, ma l’ulteriore conferma di un progetto sportivo arenato, che fatica a intravedere una via d’uscita da questa decrescita infelice, mentre i diretti concorrenti procedono spediti.

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