Il direttore della Cia a Mosca: gli 007 avvertono, Putin vede gli Usa indeboliti dalla guerra in Iran
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Redazione Esteri
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Il viaggio a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe, un evento che per la sua natura riservata ha subito alimentato un fiume di speculazioni, è stato preceduto da valutazioni dell'intelligence americana secondo le quali il Cremlino considera gli Stati Uniti indeboliti dal conflitto in Iran, ormai protrattosi per sei mesi, e vede in questa circostanza un'opportunità per intensificare le pressioni sugli interessi e gli alleati di Washington in Europa.
Una convinzione che, sebbene pubblicamente ridimensionata dal presidente Trump, avrebbe spinto il capo dell'agenzia di spionaggio a varcare i cancelli di Mosca con un duplice e delicato avvertimento. Da una parte, il monito a non attaccare i membri della Nato; dall'altra, la richiesta di interrompere le relazioni economiche e di sicurezza con l'Iran, mentre l'amministrazione Trump intensifica la sua campagna di sanzioni contro Teheran.
Un messaggio per Putin e il rischio di una prova per la Nato
La missione di Ratcliffe, ordinata personalmente dal presidente Donald Trump e tenuta all'oscuro di alcuni alti funzionari militari e della Casa Bianca, si è consumata martedì 25 agosto. Il direttore della Cia ha incontrato i vertici dell'intelligence russa, tra cui Sergej Naryškin, a capo del Servizio di intelligence estero (SVR), ma non ha visto Vladimir Putin, come confermato dal portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.
L'obiettivo principale del faccia a faccia, secondo quanto riportato da fonti informate al Wall Street Journal, era quello di mettere in guardia Mosca dal compiere azioni contro i Paesi baltici o altri membri dell'alleanza atlantica, un timore alimentato dai recenti rapporti dei servizi segreti.
La preoccupazione, infatti, è che il presidente russo, arrancando sul campo di battaglia ucraino, possa tentare di mettere alla prova la coesione e la determinazione della Nato attraverso un'incursione militare, attacchi informatici o operazioni ibride, sfruttando la percezione di un momento di debolezza americana.
Il timore di un'America a corto di risorse
La valutazione dell'intelligence, come riportato dal Washington Post, si basa sulla convinzione che la prolungata campagna militare contro l'Iran abbia eroso in modo significativo le scorte di armi fondamentali per le forze armate statunitensi, inclusi i sistemi di difesa aerea Patriot, i missili da crociera Tomahawk e altri sistemi d'arma offensivi.
Questa carenza di risorse, che ha sollevato interrogativi anche sulla capacità di deterrenza di Washington in altre aree del mondo come l'Asia, potrebbe aver indotto Putin a ritenere che gli Stati Uniti non siano in grado di intervenire efficacemente a difesa dei propri alleati europei.
Non a caso, nel corso dei colloqui, Ratcliffe ha tenuto a sottolineare che un'eventuale escalation russa in Ucraina non avrebbe l'effetto desiderato, ma piuttosto quello di spingere il presidente Trump a riavvicinarsi al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, vanificando così gli sforzi per un disimpegno.
Iran e Ucraina: i dossier sul tavolo di Mosca
Oltre all'avvertimento sulla Nato, il direttore della Cia ha affrontato un altro nodo caldo: il legame tra Mosca e Teheran. Ratcliffe ha esortato i funzionari russi a recidere i legami economici e di sicurezza con l'Iran, mentre l'amministrazione Trump cerca di aumentare la pressione internazionale sulla Repubblica Islamica. La chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale, una minaccia che l'Iran ha più volte evocato, è stata al centro di un avvertimento specifico: Washington potrebbe imporre ulteriori sanzioni se la situazione non dovesse sbloccarsi.
Il viaggio di Ratcliffe arriva in un momento di stallo nei negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina, iniziata ormai da cinque anni, e mentre l'alleanza atlantica continua a monitorare con preoccupazione le incursioni di droni e aerei russi nello spazio aereo di Paesi come Polonia e Romania, episodi che alimentano la tensione lungo il fianco orientale della Nato.
Un precedente che fa riflettere
La visita di Ratcliffe, che il Cremlino ha definito uno sviluppo positivo ma di cui è troppo presto per valutare gli effetti sulla crisi delle relazioni bilaterali, segna la prima volta dal novembre 2021 che un direttore della Cia si reca nella capitale russa. In quella circostanza, l'allora direttore William Burns si era recato a Mosca per mettere in guardia Putin dall'invasione dell'Ucraina, un avvertimento che venne poi disatteso pochi mesi dopo con l'inizio del conflitto su vasta scala.
Il precedente getta un'ombra sinistra sul presente, rendendo il silenzio del Cremlino e la segretezza che avvolge la missione di Ratcliffe ancora più eloquenti di qualsiasi dichiarazione ufficiale.
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